
L’economia italiana procede a passo lento. Il Prodotto interno lordo si ferma a +0,5% nel 2025, in calo rispetto alla precedente stima del +0,7%. Un dato che fotografa un Paese in affanno, stretto tra domanda interna debole, rallentamento industriale e incertezza internazionale. Una crescita così contenuta rende più complesso il percorso di consolidamento dei conti pubblici.
💰 Deficit in calo, ma non basta per uscire dalla procedura Ue
Il rapporto deficit/Pil scende al 3,1%, rispetto al 3,4% del 2024. Un miglioramento, ma non sufficiente: la soglia del 3% prevista dal Patto di Stabilità europeo resta superata, anche se di poco. Questo scostamento potrebbe impedire all’Italia di uscire in anticipo dalla procedura per deficit eccessivo avviata dalla Commissione europea. Un obiettivo su cui la premier Giorgia Meloni aveva espresso fiducia solo pochi giorni fa.
📈 Debito pubblico in risalita al 137,1%
Preoccupa il nuovo aumento del debito pubblico: 137,1% del Pil nel 2025; 134,7% nel 2024. Un’inversione di tendenza che complica il percorso di riduzione strutturale. Giorgetti parla di un “colpo di coda del Superbonus”, indicando nelle vecchie agevolazioni edilizie una delle cause principali dell’aggravio sui conti. Secondo il ministro, i numeri restano comunque provvisori in attesa delle verifiche di Eurostat.
🏛️ Più tasse: pressione fiscale al 43,1%
Sul fronte interno, l’Istat segnala un aumento della pressione fiscale: 43,1% nel 2025; +0,7% rispetto all’anno precedente. Un dato che alimenta le critiche delle opposizioni, che parlano apertamente di “Caporetto economica”.
🛡️ Difesa e vincoli europei: partita aperta
Restare sotto la sorveglianza della Commissione Ue potrebbe impedire all’Italia di attivare la clausola di salvaguardia per le spese della Difesa. Si tratta di un passaggio strategico per finanziare l’impegno assunto in sede NATO: 12 miliardi di euro in tre anni per il comparto militare; senza tagliare la spesa sociale. Il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia rispetterà gli impegni internazionali, auspicando che i dati definitivi possano migliorare il quadro.
📌 Un equilibrio fragile
Con una crescita allo 0,5%, un debito sopra il 137% e una pressione fiscale in aumento, l’Italia resta in equilibrio precario.



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