Italia, fuga dagli ospedali pubblici: le dimissioni dei medici aumentano del 150%

Nel 2025 quasi 3.800 medici hanno lasciato volontariamente gli ospedali pubblici italiani, più dei pensionamenti. Anaao Assomed denuncia turni pesanti, retribuzioni poco competitive e condizioni di lavoro difficili. Il fenomeno accentua anche il divario tra Nord e Sud.

Fuga dagli ospedali pubblici: le dimissioni dei medici aumentano del 150%

Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri del Servizio sanitario nazionale sono arrivate a 3.767, contro 2.876 pensionamenti. Secondo l'analisi del Centro Studi di Anaao Assomed, il dato è aumentato di circa il 150% in un anno, dalle 1.503 dimissioni del 2024, raggiungendo il 3,5% dell'organico medico pubblico.

Professionisti intorno ai 48 anni

Il fenomeno riguarda soprattutto medici ancora lontani dall'età pensionabile: l'età media dei dimissionari è infatti intorno ai 48 anni. Secondo il sindacato, una parte dei professionisti si sposta verso la sanità privata o verso altri Paesi, mentre tra le motivazioni vengono indicate condizioni di lavoro, carichi assistenziali, retribuzioni e rischio di burnout.

Quattro regioni sotto maggiore pressione

Il rapporto segnala una situazione particolarmente marcata in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i medici dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte i pensionati.

In Puglia, le dimissioni sono passate da 56 nel 2024 a 308 nel 2025; in Piemonte da 105 nel 2015 a 245 nel 2025. Anche Veneto e Marche mostrano aumenti significativi nell'arco dell'ultimo decennio.

Il problema è anche territoriale

La crisi del personale non colpisce però l'Italia in modo uniforme. Tra il 2015 e il 2024 il Centro-Nord ha registrato un aumento complessivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166 (-3,1%).

Le contrazioni più forti degli organici vengono indicate in Basilicata, Molise, Valle d'Aosta e Calabria, accentuando le differenze territoriali nell'accesso ai servizi sanitari.

Il ricambio generazionale non basta

Negli ultimi anni l'età media dei medici ospedalieri è diminuita, anche grazie all'ingresso di nuove generazioni. Il cosiddetto Decreto Calabria ha contribuito al reclutamento di quasi 10.000 giovani medici tra il 2019 e il 2025.

Ma secondo Anaao Assomed il ricambio rischia di essere vanificato dall'elevato numero di uscite: nel 2025, sostiene il sindacato, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato 43 si sono dimessi.

Una sfida per il sistema sanitario

Il fenomeno si inserisce in una più ampia difficoltà del Servizio sanitario nazionale nel trattenere personale qualificato e garantire un adeguato ricambio generazionale. Le conseguenze riguardano non soltanto gli ospedali, ma anche liste d'attesa, continuità assistenziale e distribuzione territoriale dei servizi.

Anaao Assomed propone un piano straordinario che comprende maggiori risorse per il personale, revisione dei vincoli alla spesa sanitaria e incentivi per lavorare nelle aree più disagiate.

La questione non è quindi soltanto quanti medici entrano nel sistema pubblico, ma quanti decidono di rimanervi.

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