L’Egitto dà i numeri. Ha ancora senso continuare a fare affari con Al-Sisi?

Le Autorità egiziane sull’omicidio Regeni: “Processo immotivato. Caso usato per nuocere ai rapporti con l’Italia”. Fico: “C’è un limite a tutto”

Il Cairo dà i numeri. Ha ancora senso continuare a fare affari con Al-Sisi?

“Il Procuratore generale ha annunciato che per il momento non c’è alcuna ragione per intraprendere procedure penali circa l’uccisione, il sequestro e la tortura di Giulio Regeni, in quanto il responsabile resta sconosciuto”. Lo ribadisce in un comunicato la Procura generale egiziana.

La magistratura italiana il 10 dicembre scorso aveva chiuso le indagini contro 4 appartenenti ai servizi egiziani, passo che precede l’apertura di un processo. Ma la nota diffusa da Il Cairo torna a sottolineare che il Procuratore “ha incaricato le parti cui è affidata l’inchiesta di proseguire le ricerche per identificare” i responsabili. Nel sostenere che un processo in Italia sarebbe immotivato, la Procura generale egiziana nel suo comunicato accredita la tesi che imprecisate “parti ostili a Egitto e Italia vogliano sfruttare” il caso di Giulio Regeni “per nuocere alle relazioni” tra i due paesi.

Inaccettabile. È il modo in cui il ministero degli Esteri italiano definisce la posizione egiziana. “La Farnesina continuerà ad agire in tutte le sedi, inclusa l’Ue, affinché la verità sull’omicidio di Giulio Regeni possa finalmente emergere”. “Ancora una volta l'Egitto dimostra di non voler collaborare per fare luce sulla morte di Giulio Regeni - scrive su Facebook il presidente della Camera Roberto Fico -. Le motivazioni per cui la Procura egiziana non è intenzionata ad aprire un processo sul sequestro, la tortura e l’uccisione del nostro ricercatore sono vergognose. Mentire sapendo di mentire. Per questo la Camera ha sospeso le relazioni diplomatiche con il Parlamento egiziano. A tutto c’è un limite”. Già, a tutto c’è un limite.

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