
Le stablecoin non sono più una nicchia del mondo crypto. Queste criptovalute agganciate al dollaro o ad altri asset tradizionali stanno diventando un pilastro della nuova finanza digitale, al punto da preoccupare seriamente le grandi banche statunitensi.
Lo scontro è ormai aperto. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha attaccato pubblicamente Brian Armstrong di Coinbase durante il Forum di Davos, segnale di una tensione crescente tra Wall Street e il mondo crypto.
Dietro il conflitto c’è una posta enorme: il controllo del denaro digitale e dei depositi bancari del futuro.
Trump accelera sulle criptovalute
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il settore crypto ha trovato un alleato politico senza precedenti. La nuova amministrazione ha sostenuto norme favorevoli alle stablecoin, considerate strategiche per rafforzare il dominio globale del dollaro.
Secondo il segretario al Tesoro Scott Bessent, il mercato potrebbe passare rapidamente da 300 miliardi a oltre 3.000 miliardi di dollari.
Una crescita che sta trasformando società come Tether e Circle in attori finanziari globali sempre più influenti.
Tether ormai compete con gli Stati
La crescita di Tether impressiona i mercati. Nel 2025 la società ha acquistato oltre 28 miliardi di dollari di Treasury americani, diventando uno dei maggiori compratori esteri di debito USA, davanti persino a diversi Paesi sovrani.
In parallelo, l’azienda controlla anche enormi riserve in oro e liquidità, consolidando un potere finanziario che fino a pochi anni fa sembrava impensabile per una società crypto.
Per molti analisti, le stablecoin stanno evolvendo da semplice strumento digitale a vera infrastruttura monetaria alternativa.
Le paure della Fed e delle banche
La Federal Reserve e i grandi istituti americani temono però che il sistema sia molto più fragile di quanto appaia.
Il nodo centrale riguarda la fiducia: se milioni di investitori chiedessero contemporaneamente il rimborso delle stablecoin in dollari reali, gli emittenti avrebbero liquidità sufficiente per coprire tutte le richieste?
Il precedente del 2023, con il temporaneo crollo della stablecoin USDC dopo il fallimento della Silicon Valley Bank, ha dimostrato quanto il settore possa essere vulnerabile agli shock finanziari.
A preoccupare è anche l’uso crescente delle stablecoin nei circuiti illegali internazionali. Secondo Chainalysis, circa l’84% dei flussi crypto collegati ad attività illecite coinvolge stablecoin.
Il vero rischio: fuga dalle banche
Ma il timore più grande per Wall Street riguarda un altro fronte: i depositi.
La nuova normativa americana apre infatti alla possibilità di offrire stablecoin remunerate, cioè con interessi per gli utenti. Una prospettiva che potrebbe spingere milioni di risparmiatori a spostare i propri soldi fuori dalle banche tradizionali.
Per gli istituti di credito americani sarebbe un colpo enorme a un mercato da oltre 18mila miliardi di dollari.
Non a caso è già partita una forte pressione politica per modificare la legge e limitare l’espansione del settore crypto.
Una battaglia che va oltre la finanza
Lo scontro sulle stablecoin è ormai molto più di una disputa tecnologica. Riguarda il futuro del sistema monetario globale, il ruolo del dollaro e gli equilibri politici americani.
Da una parte Silicon Valley e industria crypto, dall’altra Wall Street e Federal Reserve. In mezzo, la Casa Bianca di Trump che prova a trasformare gli Stati Uniti nella capitale mondiale delle criptovalute.
La partita è appena iniziata. Ma per la finanza tradizionale il rischio di perdere il monopolio del denaro non è mai stato così concreto.









