Una corsa a 4 per il dopo Draghi alla Bce: tre francesi e un finlandese

Una corsa a 4 per il dopo Draghi alla Bce: tre francesi e un finlandese

Il mandato di Mario Draghi scade quest’anno, ma la nomina del prossimo presidente della Bce appare ancora aperta. La rosa dei potenziali candidati è ampia: sarà un supertecnico (Benoît Cœuré)? Un ottimo tecnico e politico ma di profilo non altissimo (Erkki Liikanen)? Un tecnico ex-banchiere che si intende di politica (François Villeroy de Galhau)? Una figura internazionale donna ma non tecnico (Christine Lagarde)?

Oltre a questi quattro favoriti circolano altri nomi ma con meno chances di vittoria: l’irlandese Philip Lane, vicino a Draghi, il finlandese Olli Rehn.

Sembrano, quindi, potersi giocare la partita tre francesi e un finlandese. Tra i quattro, per i tedeschi sarebbe meglio lo scandinavo: la candidatura di Liikanen, economista moderato vicino a Draghi, è dunque forte, anche se tra i due c’è uno scarto di carisma a favore dell’italiano. Coeuré è il più ben visto, in Bce e dai mercati. Ma anche Villeroy ambisce alla poltrona. Chi, invece, si è tirata fuori dalla corsa alla Bce è Christine Lagarde.

Secondo alcuni, tuttavia, potrebbe aprirsi un altro scenario, quello secondo cui Draghi sarebbe interessato all’Fmi. Lagarde potrebbe allora andare alla Bce oppure alla presidenza della Commissione europea, una poltrona sulla quale Emmanuel Macron intende infatti piantare la sua bandiera: sempreché Angela Merkel si convinca che la Germania avrà altro. E potrebbe esserci più di qualche colpo di scena. Quest’anno, oltre alla Bce, scadono i vertici di altre tre istituzioni comunitarie: Parlamento, Commissione e Consiglio Europeo.

Il tutto in un contesto a dir poco complesso. Il 2019 inizia senza quantitative easing e con una Bce in mezzo al guado della normalizzazione della politica monetaria. L’Eurozona, inoltre, è ferma a metà del cammino di cruciali riforme finanziarie (Unione bancaria, Mercato dei capitali unico e Fondo monetario europeo). E l’asse Berlino-Parigi si è raffreddato sotto le vicissitudini domestiche di Merkel e Macron. C’è, poi, Donald Trump che mira a spaccare la Ue e sogna un G3 con Russia e Cina mentre gli Stati Uniti godono di una crescita “dopata” dalla riforma fiscale e un debito pubblico che si gonfia. 

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