Olimpiadi degli outsider: le storie incredibili dei portabandiera che nessuno racconta

Quando la bandiera racconta più della medaglia: dall’imprenditore diventato sciatore in tre anni al piemontese che gareggia per il Marocco. Milano-Cortina 2026 celebra anche le bandiere più imprevedibili dello sport globale

Olimpiadi degli outsider: le storie incredibili dei portabandiera
Pietro Tranchina

Alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 non hanno sfilato solo campioni già consacrati. Accanto ai big, ci sono storie che sembrano sceneggiature di un film: sacrifici personali, identità multiple, carriere nate dal nulla e sogni costruiti contro ogni probabilità. In un’edizione che ospita circa 3.000 atleti da oltre 90 Paesi e segna l’ingresso di nuove discipline come lo sci alpinismo, le storie dei portabandiera diventano un manifesto del nuovo sport globale: inclusivo, ibrido, transnazionale.

Arif Khan, lo sciatore che ha rinviato il matrimonio per i Giochi

“Rimandiamo il matrimonio, devo andare alle Olimpiadi”. Con questa frase Arif Khan ha spiegato alla fidanzata le sue priorità. Nato sull’Himalaya, figlio di un commerciante di sci, è uno dei pochissimi atleti indiani negli sport invernali. Per prepararsi ha lanciato crowdfunding, raccolto poche migliaia di euro, ma ha continuato ad allenarsi fino a qualificarsi per Milano-Cortina. Oggi è il volto dello sci indiano e il simbolo di un movimento sportivo emergente in un Paese tropicale.

Matt Smith, da imprenditore tech a olimpico in tre anni

La storia più hollywoodiana arriva dal Sudafrica. Matt Smith era un triatleta amatoriale e imprenditore tech quando ha deciso di diventare fondista professionista. Si è trasferito in Norvegia, ha iniziato a gareggiare nel 2023 e in appena tre anni ha conquistato il pass olimpico. Una follia? Forse. Un caso di studio sulla mobilità dello sport globale? Sicuramente.
E ora sogna di costruire una squadra nazionale sudafricana di sci di fondo.

Pietro Tranchina, l’italiano che gareggia per il Marocco

Nome, accento e mito sportivo (Alberto Tomba) sono italiani. Ma Pietro Tranchina ha scelto di gareggiare per il Marocco, Paese d’origine della madre, per avere più chance di qualificazione olimpica. È nato a Susa, la famiglia gestisce una pizzeria in Italia, ma oggi è il primo sciatore marocchino stabilmente nel circuito internazionale. Una storia perfetta per il nuovo sport multipolare, dove identità e bandiere diventano fluide.

Allison Reed, la pattinatrice con cinque nazionalità possibili

Allison Reed è nata negli Stati Uniti, ha origini giapponesi, ha gareggiato per Georgia e Israele e oggi rappresenta la Lituania. Una carriera globale che racconta il lato più internazionale dello sport moderno. Dietro il glamour del pattinaggio c’è anche una storia personale dura: durante il Covid ha perso il fratello e racconta di aver trovato forza solo nel partner di gara. Alle Olimpiadi porta con sé una foto simbolica nel “kiss and cry”.

Le Olimpiadi del mondo globale (e delle seconde possibilità)

Le storie dei portabandiera outsider raccontano una verità più profonda delle medaglie: lo sport olimpico oggi è un ecosistema globale, dove migrazioni, doppie cittadinanze, crowdfunding e imprenditoria si intrecciano con la performance. Milano-Cortina non è solo una vetrina per i grandi campioni: è una piattaforma narrativa dove il sogno olimpico diventa accessibile anche ai non favoriti, ai Paesi emergenti e ai protagonisti improbabili. Ed è proprio questo, forse, il vero spirito olimpico del XXI secolo.

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