Olimpiadi e biglietti invenduti: perché i Giochi non fanno mai il “tutto esaurito”

Milano-Cortina 2026 riaccende il dibattito sull’impatto dei mega-eventi. Ma i dati storici raccontano una verità controintuitiva: le Olimpiadi non esauriscono mai i biglietti, e il sovraffollamento percepito non coincide con la saturazione degli impianti

Olimpiadi e biglietti invenduti

Lo scorso 6 febbraio 2026 hanno preso il via i XXV Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, la prima edizione assegnata congiuntamente a due città ospitanti. Le competizioni sono distribuite su un territorio esteso — da Milano a Cortina, passando per Bormio, Livigno e il Trentino-Alto Adige — rendendo l’evento uno dei più decentralizzati della storia olimpica. Per l’Italia si tratta della terza Olimpiade invernale dopo Cortina 1956 e Torino 2006, e della quarta complessiva includendo Roma 1960. Un mega-evento che torna a sollevare interrogativi su turismo, infrastrutture e costi pubblici.

Il paradosso olimpico: i biglietti non si esauriscono mai

Contrariamente alla percezione pubblica, nessuna edizione olimpica moderna è riuscita a vendere il 100% dei biglietti disponibili.

- Atlanta 1996: oltre 11 milioni di biglietti disponibili, ma circa 8,2 milioni venduti

- Londra 2012: circa 8,25 milioni su 8,5 milioni

- Parigi 2024: circa 9,5 milioni su 10 milioni

Il divario strutturale tra offerta e domanda è una costante dei Giochi: anche le edizioni considerate un successo commerciale lasciano milioni di posti vuoti.

Olimpiadi invernali: scala ridotta, stesso fenomeno

Le Olimpiadi invernali operano su numeri molto più contenuti, raramente oltre 1,6 milioni di biglietti. Per Milano-Cortina 2026, le stime parlano di circa 1,4-1,5 milioni di biglietti disponibili, con circa il 70% venduto già prima dell’apertura dei Giochi, pari a circa un milione di ticket, secondo il CIO. Anche qui il pattern si ripete: centinaia di migliaia di biglietti restano invenduti, soprattutto per discipline meno popolari o sedi periferiche.

Sovraffollamento percepito vs realtà degli impianti

Il fenomeno evidenzia un paradosso urbano: città congestionate e infrastrutture sotto pressione convivono con tribune parzialmente vuote. Il motivo è duplice: la domanda è altamente concentrata su pochi eventi “premium”; l’offerta è volutamente sovradimensionata per ragioni politiche, mediatiche e di legacy urbana. In pratica, l’affollamento urbano non dipende tanto dai biglietti venduti, quanto da media, delegazioni, sponsor, volontari e turismo indotto.

Biglietti come indicatore di efficienza organizzativa

Il gap tra biglietti disponibili e venduti è anche un indicatore chiave della governance dell’evento: pricing, marketing, distribuzione territoriale delle gare e capacità di attrarre pubblico internazionale. Una progettazione inefficiente può tradursi in impianti sottoutilizzati e costi pubblici elevati, mentre una strategia mirata può massimizzare ritorni economici e reputazionali.

Oltre lo sport: il modello economico dei mega-eventi

Il dato strutturale dei biglietti invenduti mostra che le Olimpiadi non sono progettate per la massima saturazione, ma per generare visibilità globale, infrastrutture e soft power geopolitico. Il pubblico pagante è solo una componente di un ecosistema molto più ampio che include broadcasting, sponsorizzazioni, turismo e diplomazia sportiva.

Milano-Cortina come laboratorio europeo

Milano-Cortina 2026 rappresenta un banco di prova per il modello europeo dei mega-eventi diffusi e sostenibili, in contrasto con le Olimpiadi ipercentralizzate del passato. Il vero indicatore di successo, dunque, non sarà il “sold out”, ma l’eredità infrastrutturale, economica e sociale lasciata al territorio.

Fonte
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