
Il caso legato a Folarin Balogun travolge ormai non solo il campo sportivo ma anche quello politico e istituzionale, diventando uno dei dossier più controversi dell’attuale torneo sotto l’egida della FIFA.
Al centro della tempesta ci sono la revoca della squalifica dopo il cartellino rosso e una catena di reazioni che coinvolge governi, federazioni e figure politiche di primo piano.
Trump: “Ho parlato con Infantino, il fallo non c’era”
A innescare ulteriormente il caso è l’intervento diretto di Donald Trump, che ha confermato pubblicamente di aver discusso della decisione con il presidente della FIFA Gianni Infantino.
“Non era fallo, erano due atleti che si sono scontrati”, ha dichiarato Trump, definendo inoltre “sospetto” il comportamento dell’arbitro e criticando una decisione “alla quale nessuno poteva credere”.
Parole che hanno immediatamente alimentato il dibattito internazionale sul livello di indipendenza delle decisioni disciplinari nel calcio mondiale.
Il Belgio attacca: “Se è vero, si mina il fair play”
Durissima la reazione del governo belga, con il ministro degli Esteri Maxime Prévot che ha messo in discussione la stessa credibilità del sistema:
“Se una telefonata avesse influito sulla decisione, si minerebbero le regole fondamentali dello sport e la credibilità della FIFA nel garantire il fair play”.
Un’affermazione che alza il livello dello scontro, trasformando il caso in una questione di governance sportiva internazionale.
Tuchel: “Dove finisce la regola e inizia l’eccezione?”
Sul piano tecnico, anche il ct dell’Inghilterra Thomas Tuchel ha espresso perplessità profonde sul principio stesso della decisione.
Il tecnico ha sollevato un interrogativo che oggi attraversa tutto il mondo del calcio:
“Dove si traccia la linea tra ciò che si può annullare e ciò che non si può annullare?”
Un dubbio che riguarda non solo il caso Balogun, ma la stabilità dell’intero sistema disciplinare internazionale.
UEFA: “Superato un limite invalicabile”
La posizione più dura arriva dalla UEFA, che parla apertamente di una violazione dei principi fondamentali del regolamento.
Secondo l’organismo europeo, la squalifica automatica per cartellino rosso non è una materia discrezionale e non può essere sospesa “in prova”, soprattutto durante un torneo.
La UEFA avverte inoltre del rischio di creare un precedente che comprometterebbe la coerenza delle competizioni internazionali.
Italia, Belgio e il fronte della protesta: “Decisione assurda”
Anche il presidente della FIGC ha definito la vicenda “incomprensibile”, sottolineando il rischio di una distorsione del sistema regolamentare, mentre il ct belga Rudi Garcia ha ironizzato sulla data della decisione, definendola “un primo aprile anticipato”.
In parallelo, l’ex presidente FIFA Sepp Blatter ha criticato duramente l’interferenza politica nel calcio:
“I cartellini rossi non si annullano con telefonate politiche. Il calcio non deve diventare un campo di gioco del potere”.
Il Belgio rincara: “La FIFA non risponde e cancella le regole dalle riunioni”
Nel secondo fronte della crisi, la Royal Belgian Football Association accusa la FIFA di totale mancanza di trasparenza.
Secondo la federazione, le richieste ufficiali di chiarimento sulla revoca della squalifica non avrebbero ricevuto risposte di merito, ma solo comunicazioni procedurali senza spiegazioni.
Ancora più grave, secondo Bruxelles, la rimozione nelle riunioni prepartita della sezione dedicata alla squalifica automatica, presente invece in tutte le gare precedenti.
“Nessuna spiegazione e richiesta di esclusione del giocatore”
Il Belgio sostiene inoltre di non aver ricevuto alcuna motivazione ufficiale sulla decisione, al punto da contestare formalmente l’idoneità del giocatore alla gara successiva.
Nella nota finale, la federazione ribadisce la volontà di proseguire la battaglia anche oltre il campo: “Difenderemo i principi dell’etica, della leale competizione e gli interessi del calcio nel suo complesso”.
Una crisi che va oltre il campo
Il caso Balogun si sta così trasformando in una delle più delicate crisi istituzionali del calcio recente, intrecciando sport, politica e governance internazionale.
Una vicenda che, al di là dell’esito sportivo, rischia di lasciare strascichi profondi sulla credibilità delle regole e sulla loro applicazione nei grandi tornei.



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