
La retromarcia della FIFA sul progetto di coinvolgere capitali privati nella gestione di alcuni asset del calcio internazionale non è bastata a placare la tensione. La UEFA, guidata da Aleksander Čeferin, ha sferrato un durissimo attacco al presidente Gianni Infantino, accusandolo di aver agito senza trasparenza e di aver compromesso il rapporto di fiducia con le principali federazioni calcistiche.
"Promesse tradite"
Secondo la confederazione europea, Infantino avrebbe disatteso gli impegni assunti al momento della sua elezione nel 2016, quando aveva promesso maggiore trasparenza e l'utilizzo delle risorse della FIFA esclusivamente per lo sviluppo del calcio mondiale.
Nel comunicato, la UEFA definisce il progetto ritirato un "accordo opaco e negoziato in segreto", sostenendo che decisioni di tale portata non possano essere prese senza un confronto con le federazioni nazionali e le confederazioni continentali.
La questione dei fondi FIFA
Al centro delle critiche c'è anche la gestione delle ingenti riserve finanziarie della FIFA, che superano i 5 miliardi di dollari. Per la UEFA, tali risorse dovrebbero essere utilizzate con maggiore efficacia attraverso programmi come FIFA Forward, destinati a finanziare infrastrutture, sviluppo del calcio giovanile e federazioni nazionali, evitando di ricorrere a investitori esterni.
Le federazioni europee fanno fronte comune
Anche il presidente della Federazione tedesca, Bernd Neuendorf, ha criticato apertamente Infantino, accusandolo di aver agito in modo "unilaterale, irresponsabile e privo di trasparenza". Una presa di posizione che conferma il crescente malcontento all'interno del calcio europeo.
A rincarare la dose è stato anche l'ex presidente della FIFA, Sepp Blatter: "Se vendi i gioielli del calcio agli investitori privati, vendi anche una parte dello sport e della sua anima."
Una crisi istituzionale ancora aperta
Il ritiro del piano rappresenta una vittoria politica per la UEFA, ma non chiude il conflitto. Per Čeferin è necessario avviare una revisione profonda dei processi decisionali della FIFA e ricostruire un rapporto di fiducia tra l'organismo mondiale e le confederazioni.
Lo scontro evidenzia ancora una volta le diverse visioni sul futuro del calcio: da una parte chi punta ad attrarre nuovi capitali per accelerarne la crescita globale, dall'altra chi teme che l'ingresso della finanza privata possa compromettere l'autonomia e i valori storici dello sport.








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