Gli Usa insistono con l'Italia. Un errore firmare l’accordo sulla “Via della Seta”

“È un bene che il 5G sia stato rimosso dal memorandum Italia-Cina, ma c'è rammarico per la firma dell'accordo con Pechino". Lo ha detto l'ambasciatore Usa a Roma Lewis M. Eisenberg

Gli Usa insistono. Un errore firmare l’accordo sulla “Via della Seta”

È un bene che il 5G sia stato rimosso dal memorandum Italia-Cina, ma c'è rammarico perchè l'Italia è il primo Paese G7 a firmare l'accordo sulla Via della Seta". Lo ha detto l'ambasciatore Usa a Roma Lewis M. Eisenberg.

"Gli Usa non possono condividere informazioni con Paesi che adottano tecnologie cinesi, ci saranno implicazioni a lungo termine, siamo seriamente preoccupati per le conseguenze sull'interoperabilità Nato. Tutti vogliono fare affari con la Cina, ma ci sono minacce informatiche".

Oltre alle implicazioni geo-politiche e alle presunte attività di spionaggio di Pechino, a preoccupare la Casa Bianca sono i numeri. Secondo un rapporto del Global System for Mobile Communications Association, il numero di utenti della tecnologia 5G in Cina sarà di circa 460 milioni entro il 2025, rendendo la seconda economia al mondo il primo mercato per questa nuova tecnologia. E anche se si sommano gli utenti stimati alla stessa data negli Stati Uniti (187 mln) e nei paesi Ue (205 mln), non si arriva al record cinese.

Si prevede che questa tecnologia sarà rivoluzionaria in virtù della sua incredibile velocità, che è 10 volte superiore al 4G. Huawei, in collaborazione con China Mobile, ha già offerto un assaggio: eseguito un intervento ospedaliero a distanza utilizzando il 5G. Un chirurgo, situato nella provincia di Hainan, ha condotto un'operazione sofisticata su un paziente colpito da Parkinson a Pechino (a 2.500 km di distanza) usando strumenti chirurgici controllati a distanza proprio tramite una connessione 5G.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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