
Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021, invita a ridimensionare gli scenari apocalittici sull’IA. Secondo il fisico italiano, è difficile immaginare che i modelli possano semplicemente “evolversi da soli”. I problemi più urgenti sono invece sociali, economici e politici.
Chi controllerà l’IA?
La questione è tutt’altro che teorica. Nel 2025 oltre il 90% dei principali modelli di IA è stato sviluppato dall’industria privata, mentre gli investimenti globali nell’IA hanno raggiunto livelli record.
Per Parisi è quindi necessario rafforzare la ricerca pubblica, anche attraverso un grande centro europeo indipendente dalle logiche commerciali delle Big Tech.
Il rischio di delegare il pensiero
Uno dei problemi più profondi riguarda l’educazione. Se l’IA risolve sempre più problemi, scrive, calcola e produce conoscenza, come si formeranno le nuove generazioni di scienziati?
Il rischio è che gli esseri umani finiscano per delegare alle macchine non soltanto il lavoro, ma una parte crescente della propria capacità di ragionare e verificare.
Lavoro e informazione
Parisi vede inoltre due fronti particolarmente delicati: occupazione e controllo dell’informazione.
Lo Stanford AI Index 2026 rileva già effetti differenziati sul mercato del lavoro: negli Stati Uniti l’occupazione degli sviluppatori software tra 22 e 25 anni è diminuita di quasi il 20% dal 2024 nei settori maggiormente esposti all’IA.
Ancora più delicata è la possibilità che pochi modelli diventino il principale filtro attraverso cui miliardi di persone ricevono notizie e informazioni.
Una concentrazione senza precedenti
La corsa all’IA sta producendo una concentrazione enorme di capitali e competenze. Nel 2025 gli investimenti privati statunitensi nell’IA hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari, contro 12,4 miliardi in Cina. Ma il dato cinese non comprende pienamente il ruolo dei finanziamenti pubblici e para-pubblici.
Per Parisi, il tema non è quindi soltanto tecnologico: è anche una questione di potere e di concorrenza.
L’Europa può costruire una terza via?
L’Unione europea ha scelto una strada diversa da quella americana e cinese, combinando sviluppo tecnologico e regolamentazione. Dal 2 agosto 2026 la Commissione europea ha iniziato ad applicare nuove disposizioni dell’AI Act, comprese quelle sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA.
Ma regolamentare non basta, sostiene implicitamente Parisi: l’Europa deve anche produrre ricerca, infrastrutture e conoscenza proprie.
“Serve una pausa di riflessione”
L’IA continuerà a svilupparsi e, secondo Parisi, non è una strada dalla quale si possa semplicemente tornare indietro.
Per questo propone una pausa di riflessione: non per fermare l’innovazione, ma per capire come governarla prima che la velocità del cambiamento superi quella delle istituzioni, della scuola e della società.
La domanda decisiva non è dunque “quando l’IA diventerà autonoma?”, ma “chi controllerà la tecnologia che sta cambiando il modo in cui lavoriamo, studiamo e ci informiamo?”





.jpg?box=317x238c)

