
La crisi militare in Medio Oriente ha provocato la chiusura – totale o parziale – degli spazi aerei di: Iran; Iraq; Israele; Siria; Kuwait; Qatar; Emirati Arabi Uniti. Teheran ha colpito lo scalo internazionale di Dubai e il principale aeroporto del Kuwait, aggravando una situazione già critica. Gli hub emiratini, tra i più trafficati al mondo per i collegamenti Europa-Asia, sono stati travolti da cancellazioni e ritardi a catena.
L’allerta europea
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha raccomandato a tutte le compagnie di evitare “a tutti i livelli e altitudini di volo” lo spazio aereo interessato almeno fino al 2 marzo. Una misura precauzionale che ha innescato un effetto domino sulle rotte internazionali.
Numeri da record
Secondo il sito di monitoraggio FlightAware: oltre 6.700 voli in ritardo; circa 1.900 voli cancellati in poche ore; migliaia di stop già registrati il giorno precedente.
La società di analisi Cirium stima che: Emirates abbia cancellato il 38% dei voli; Etihad Airways il 30%; Qatar Airways il 41%. È la più grande interruzione del traffico aereo globale dall’inizio della pandemia di Covid-19.
Ita sospende Tel Aviv e Dubai
Anche l’Italia è coinvolta. ITA Airways ha: sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo; esteso fino al 4 marzo lo stop dei collegamenti con Dubai; migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati o costretti a riprogrammare i viaggi.
Per milioni di passeggeri nel mondo, la crisi in Medio Oriente è già diventata un problema concreto: voli cancellati, coincidenze saltate, vacanze e viaggi d’affari bloccati.
Il cielo sopra il Golfo resta una delle aree più sensibili del pianeta. E ora è anche una delle più vuote.





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