L'industria dell'auto è al tramonto? Cresce la "mobilità alternativa"

L'industria dell'auto è al tramonto?

Per molti anni Martin Bruesch, come tanti altri, è stato il pane e il burro dell'industria automobilistica tedesca. Ha usato abitualmente la sua Audi A4 da 211 cavalli per il tragitto di 20 minuti casa-ufficio. Ma ora qualcosa è cambiato nella sua vita. Nei giorni di lavoro la sua auto resta parcheggiata fuori dal suo appartamento nel ricco quartiere berlinese di Charlottenburg e il dirigente 32enne utilizza un nuovo servizio di carpooling, nettamente più economico.

Sono i giovani come Bruesch che stanno accelerando il passaggio a una nuova era, un tempo in un futuro non troppo lontano quando le vendite di veicoli privati in tutto il mondo occidentale si stabilizzeranno prima di cominciare a scendere rapidamente.

Questo è particolarmente vero nelle grandi città dove le persone sono più inclini a condividere piuttosto che possedere un veicolo che rimane inattivo per la maggior parte del tempo. E questa è una tendenza che accomuna quasi tutte le economie avanzate.

È, dunque, arrivata la resa dei conti per un'industria che ha potuto contare su tre cose da quando l'automobile è stata inventata in Germania più di un secolo fa: le macchine funzionavano con motori a combustione e le persone non solo desideravano possederne una, ma amavano guidarla. Adesso questa aspirazione non sembra più ammaliare le nuove generazioni, che considerano l’auto solo uno strumento, peraltro sempre più desueto.

Con l'era del car-sharing, delle auto elettriche e a guida automatica, le case automobilistiche sono costrette a reinventarsi per sopravvivere ai nuovi modelli di mobilità.

Non sorprende, quindi, che Mercedes-Benz Daimler abbia acquistato una partecipazione in CleverShuttle nel 2016. Il servizio utilizza un'app simile a quella di Uber per mettere in contatto persone che devono compiere gli stessi trasferimenti: nelle cinque città tedesche dove opera gli utenti sono più che raddoppiati da gennaio, salendo a 650 mila iscritti.

Entro pochi anni lo sviluppo di questi nuovi servizi determinerà una drastica riduzione delle auto vendute. Secondo la società di consulenza Berylls Strategy Advisors, entro il 2030 negli Stati Uniti il totale delle vendite scenderà del 12%. Sarà la prima volta che le case automobilistiche avranno a che fare con un declino strutturale e non con fattori temporanei legati ad una fase recessiva dell'economia.

Il problema è che non è così semplice sostituire le vendite di auto con le entrate dei servizi per la mobilità. I pesi massimi tedeschi come Daimler, Bmw e Volkswagen hanno investito centinaia di milioni di euro nella mobilità alternativa, ma i risultati ancora non si vedono. Ad esempio, il servizio di car sharing DriveNow di Bmw iniziato nel 2011, che invita gli utenti a noleggiare una delle 6 mila Bmw e Mini in 13 città europee, dopo sette anni è ancora in perdita e nel 2017 ha rappresentato solo lo 0,07% delle vendite della società.

Nel frattempo la “mobilità alternativa” cresce e i servizi si moltiplicano: carsharing, bici e scooter elettrici per girare nei centri città. Il risultato è che Uber e il rivale cinese DiDi Chuxing sono insieme valutati a circa 124 miliardi di dollari, poco meno del valore di mercato combinato di Bmw e Daimler.

Le persone si stanno convincendo che non hanno più bisogno di possedere un'auto. E non è soltanto una questione economica. Cresce la sensibilità verso l’ambiente. L’industria dell’auto sembra averlo capito e cerca ora di correre ai ripari.

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