
La Cina non è più sufficiente per BYD, il gigante di Shenzhen che in pochi anni è diventato uno dei principali protagonisti mondiali dell’auto elettrica e dei veicoli a nuova energia.
Nel primo semestre 2026, secondo i dati riportati da Bloomberg, le attività internazionali hanno superato per la prima volta quelle sul mercato cinese in termini di ricavi, arrivando a rappresentare circa il 53% del fatturato del gruppo. Le vendite estere sono cresciute del 34%, mentre quelle domestiche hanno accusato una pesante contrazione.
Il fenomeno non riguarda soltanto BYD: è il riflesso di una trasformazione dell'intera industria automobilistica cinese.
La guerra dei prezzi spinge BYD fuori dalla Cina
Il mercato automobilistico cinese è diventato uno dei più competitivi al mondo, con decine di marchi impegnati in una guerra dei prezzi che comprime i margini e rende sempre più difficile crescere attraverso il solo mercato domestico.
BYD ha quindi sempre più bisogno di trovare nuovi clienti fuori dai confini nazionali.
E i risultati cominciano a vedersi: nei primi sei mesi del 2026 l'azienda ha superato 780.000 veicoli venduti all'estero, mentre nel 2025 aveva già oltrepassato per la prima volta la soglia di un milione di unità esportate.
Agosto conferma la svolta globale
Il trend non si è fermato durante l'estate.
Ad agosto BYD ha venduto 440.293 veicoli nel mondo, con le esportazioni in aumento del 134,5% su base annua, fino a 189.466 unità. È il quarto mese consecutivo di crescita delle vendite globali.
Nello stesso periodo il mercato automobilistico cinese ha continuato invece a indebolirsi: ad agosto le vendite domestiche di autovetture sono diminuite del 23,7%, mentre le esportazioni cinesi sono aumentate del 77,5%. Per i veicoli elettrici e plug-in hybrid il divario è ancora più impressionante: -10,1% sul mercato interno contro +154,7% all'estero.
La direzione è quindi evidente: la crescita dell'auto cinese si sta spostando sempre più dai consumatori cinesi a quelli del resto del mondo.
Europa, il nuovo campo di battaglia
L'Europa è uno dei mercati strategici della nuova offensiva.
BYD ha accelerato la presenza nel continente con nuovi modelli, marchi premium come Denza e una strategia sempre più orientata alla localizzazione della produzione e della distribuzione.
La pressione sui costruttori europei è già evidente: secondo Reuters, i marchi automobilistici cinesi hanno superato il 9% del mercato europeo nei primi mesi del 2026.
In Italia, BYD aveva già raggiunto a gennaio una quota del 2,5% del mercato con 3.553 immatricolazioni mensili, segnale della rapidità con cui il marchio sta entrando anche nei mercati occidentali.
Da produttore cinese a multinazionale
La trasformazione di BYD è nel suo complesso impressionante.
Nel 2025 il gruppo ha registrato un fatturato di circa 804 miliardi di yuan, pari a 111 miliardi di dollari, e un utile netto di 32,6 miliardi di yuan. Nello stesso anno ha venduto 4,6 milioni di veicoli a nuova energia.
Oggi BYD opera in 121 Paesi e regioni e ha superato nel 2026 la soglia dei 17 milioni di veicoli a nuova energia prodotti complessivamente.
Non è più soltanto un produttore cinese che esporta automobili: è sempre più una multinazionale dell'elettrificazione.
La vera sfida per l'industria occidentale
Il caso BYD racconta quindi qualcosa di più grande di una semplice storia aziendale.
Per anni i produttori occidentali hanno considerato la Cina soprattutto come il più grande mercato automobilistico del mondo. Ora il paradigma si sta rovesciando: la Cina è sempre più anche una gigantesca piattaforma industriale capace di esportare automobili, batterie, tecnologia e competenze in tutto il pianeta.
E mentre il mercato cinese costringe i produttori a combattere sui prezzi, BYD cerca fuori dalla Cina margini, crescita e soprattutto scala globale.



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