Gli Stati Uniti escono da 66 organizzazioni internazionali

Clima, diritti, cooperazione: Washington abbandona ONU e trattati globali. “America First” diventa dottrina di rottura

Gli Stati Uniti escono da 66 organizzazioni internazionali

Gli Stati Uniti accelerano il loro disimpegno dal sistema multilaterale. Con un ordine esecutivo firmato il 7 gennaio, Donald Trump ha disposto il ritiro di Washington da 66 organizzazioni e programmi internazionali, circa la metà dei quali legati alle Nazioni Unite. Una mossa che segna una rottura profonda con la diplomazia globale e rilancia la dottrina “America First” in versione ancora più radicale.

Nel mirino clima e scienza

Tra le decisioni più rilevanti c’è l’uscita dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il trattato fondativo di tutta l’architettura climatica internazionale, firmato nel 1992 al Summit della Terra di Rio de Janeiro. È lo stesso quadro che ha portato all’Accordo di Parigi del 2015, già abbandonato da Trump durante il suo primo mandato. Gli Stati Uniti si ritirano anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo scientifico globale sul riscaldamento climatico.

Addio a diritti, lavoro e cooperazione

La lista comprende numerosi enti che si occupano di diritti delle donne, migrazione, lavoro e sviluppo, temi bollati dalla Casa Bianca come “woke” e incompatibili con gli interessi nazionali. Washington esce, tra gli altri, da UN Women, dal Fondo ONU per la popolazione (UNFPA) e da vari programmi di cooperazione internazionale, mentre conferma i tagli già effettuati all’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi.

Sanzioni contro la Corte penale internazionale

Trump va oltre il semplice disimpegno: l’amministrazione ha annunciato sanzioni contro giudici e procuratori della Corte penale internazionale, accusata di minacciare la sovranità statunitense. Una mossa che rafforza la distanza degli Usa da qualsiasi forma di giurisdizione internazionale, soprattutto su crimini di guerra e diritto umanitario.

La linea della Casa Bianca

Secondo l’amministrazione, il ritiro servirà a porre fine al finanziamento di “istituzioni ridondanti, costose e ostili agli interessi americani”. Il segretario di Stato Marco Rubio parla apertamente di organizzazioni “mal gestite” e “pericolose per la sovranità nazionale”, accusandole di promuovere agende globaliste contrarie ai valori Usa.

Le reazioni internazionali

Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha espresso “rammarico”, assicurando però che le organizzazioni continueranno a operare. Paesi come Messico, Corea del Sud e Australia temono che l’uscita americana dai programmi sul clima possa indebolire la risposta globale e favorire potenze come la Cina, storicamente ostili a regolamentazioni ambientali vincolanti.

Un nuovo isolamento strategico

Per i critici, la decisione segna l’ingresso degli Stati Uniti in una fase di isolazionismo strutturale, che rischia di lasciare un vuoto di leadership globale proprio mentre crisi climatiche, geopolitiche e umanitarie richiederebbero cooperazione. Per Trump, invece, è l’atto finale di una strategia che privilegia sovranità, controllo delle risorse e potenza nazionale.

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