
Sull’adesione dell’Italia al Board of Peace per Gaza, l’organismo promosso dagli Stati Uniti, Giorgia Meloni mantiene una linea di cauta apertura. “La nostra è una posizione di disponibilità e interesse”, chiarisce la presidente del Consiglio. Ma la firma, avverte, non è imminente: “Servono approfondimenti”.
Il nodo costituzionale
Il punto critico è giuridico. “Dalla lettura dello Statuto sono emersi elementi incompatibili con la nostra Costituzione”, spiega Meloni, facendo esplicito riferimento all’articolo 11, che regola la partecipazione dell’Italia a organismi internazionali e il ripudio della guerra. Un ostacolo che, al momento, “non consente di firmare”.
“Servono tempo e lavoro”
La premier esclude un no definitivo, ma sottolinea che serve un lavoro tecnico e politico per valutare eventuali modifiche o chiarimenti. “Ci serve più tempo”, ribadisce, confermando tuttavia che l’Italia resta aperta al confronto.
Il ruolo dell’Italia nel Medio Oriente
Meloni rivendica una possibile funzione strategica di Roma: “L’Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione di un piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati”. Una posizione che mira a tenere insieme fedeltà costituzionale e protagonismo internazionale.
Il rischio dell’autoesclusione
Secondo la presidente del Consiglio, sarebbe un errore isolarsi. “Non considero una scelta intelligente, né per l’Italia né per l’Europa, autoescludersi da un organismo che resta comunque interessante”. Il messaggio è chiaro: partecipare sì, ma nel rispetto delle regole fondamentali.
Trump allarga il perimetro: invitato anche il Papa
Intanto, dagli Stati Uniti arriva un segnale politico forte: Donald Trump ha invitato anche Papa Francesco a partecipare al Board. Un gesto che amplia il perimetro simbolico dell’iniziativa, ma che rende ancora più delicato l’equilibrio tra diplomazia, diritto internazionale e sovranità costituzionale.










