
La notizia è passata quasi inosservata nelle scorse settimane, ma ha un peso enorme negli equilibri globali: tra ottobre 2024 e ottobre 2025 il surplus commerciale della Cina con l’Unione europea ha raggiunto circa 310 miliardi di dollari, superando per la prima volta quello registrato nei confronti degli Stati Uniti, fermo a circa 302 miliardi. Un sorpasso che non si vedeva – crisi finanziaria del 2008 a parte – nella storia recente dei rapporti commerciali internazionali.
L’Europa diventa il primo “cliente in deficit” di Pechino
Il risultato è netto: il deficit commerciale dell’Ue verso la Cina è oggi il più grande al mondo, superando ufficialmente quello americano. Un cambio di paradigma che riflette la crescente dipendenza europea dalle importazioni cinesi, soprattutto nei settori strategici: automotive elettrico, batterie, pannelli solari, macchinari industriali e componentistica tecnologica.
Il grande aggiustamento post-Usa
Il dato si inserisce nel cosiddetto “grande aggiustamento” del commercio globale. Le tensioni tra Washington e Pechino, tra dazi, controlli sulle esportazioni e restrizioni tecnologiche, hanno progressivamente ridotto la crescita degli scambi sino-americani. La Cina ha quindi riallocato parte del suo export verso l’Europa, mercato grande, ricco e ancora relativamente aperto, almeno fino all’inasprimento delle recenti politiche industriali europee.
Pechino affila le armi (commerciali)
Per Pechino il sorpasso è una vittoria silenziosa, ma anche una necessità. L’economia cinese resta fortemente orientata all’export e l’Europa è diventata un ammortizzatore fondamentale per assorbire l’eccesso di capacità produttiva interna. Non a caso, Bruxelles è oggi il principale terreno di scontro: indagini antidumping, dazi sulle auto elettriche cinesi, misure anti-sovvenzioni e nuove regole sulla sicurezza economica sono la risposta europea a un rapporto sempre più sbilanciato.
L’Ue tra difesa industriale e rischio dipendenza
Il sorpasso cinese riaccende il dibattito interno all’Unione: quanto può permettersi l’Europa di dipendere da Pechino? La Commissione parla apertamente di de-risking, non di decoupling, ma i numeri mostrano che il percorso è tutt’altro che semplice. Ridurre il deficit significa investimenti, politica industriale comune e scelte strategiche che finora l’Ue ha faticato a rendere operative.
Un segnale geopolitico, non solo economico
Il nuovo primato europeo nel surplus cinese non è solo una questione di commercio. È un indicatore geopolitico: mentre il confronto Usa-Cina resta frontale, l’Europa rischia di diventare l’anello debole della catena globale, stretta tra la necessità di difendere la propria industria e la difficoltà di rinunciare a forniture competitive.




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