
“Il tempo per un accordo sta per scadere”. Donald Trump torna a minacciare apertamente l’Iran e lo fa, come spesso accade, attraverso Truth, rilanciando lo spettro di un nuovo intervento militare. Il prossimo attacco, avverte il presidente Usa, sarebbe “molto peggiore” di quello di giugno, quando Washington colpì siti nucleari iraniani.
La “massiccia Armada” verso Teheran
Secondo Trump, una potenza di fuoco senza precedenti si sta muovendo verso il Medio Oriente “Una massiccia Armada si sta dirigendo verso l’Iran, con grande potenza, entusiasmo e determinazione”. Al centro del dispiegamento c’è la portaerei Abraham Lincoln, affiancata da cacciatorpediniere e aerei stealth. Una forza, sottolinea il commander in chief, “pronta, disposta e capace di adempiere rapidamente alla sua missione, con velocità e violenza, se necessario”.
L’obiettivo Usa: negoziare o colpire
Trump insiste sull’obiettivo politico: costringere Teheran a sedersi al tavolo per un accordo “giusto ed equo”, che escluda in modo definitivo lo sviluppo di armi nucleari. Ma il messaggio è chiaro: se la diplomazia fallisce, l’opzione militare è pronta.
Rubio frena: “Mossa difensiva”
Più prudente il segretario di Stato Marco Rubio, intervenendo in audizione al Senato. Secondo Rubio, il dispiegamento militare serve soprattutto a proteggere il personale americano da possibili minacce iraniane. Tuttavia, il capo della diplomazia Usa ribadisce che l’Iran è oggi “più debole che mai”, schiacciato da un’economia al collasso e da tensioni sociali destinate, a suo dire, a riemergere.
Merz: “Il regime ha i giorni contati”
Durissimo anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che parla apertamente di fine imminente della Repubblica islamica: “Un regime non può sopravvivere solo con violenza e terrore contro la propria popolazione”. Parole che arrivano mentre l’Unione Europea valuta nuove sanzioni e discute — su impulso italiano — l’eventuale inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche Ue.
La risposta di Teheran: “Pronti a reagire”
L’Iran replica con toni di sfida. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi scrive su X che le forze armate iraniane hanno “il dito sul grilletto” e sono pronte a rispondere “immediatamente e con forza” a qualsiasi aggressione. Anche la missione iraniana all’Onu ribadisce la disponibilità al dialogo, ma avverte: se provocato, il Paese “risponderà come mai prima d’ora”.
Le minacce alle basi Usa
Il capo di Stato maggiore iraniano Habibollah Sayyari mette in guardia Washington da “errori di valutazione”: nel mirino ci sarebbero le basi americane nella regione. Teheran ha inoltre diffidato i Paesi arabi vicini dal concedere l’uso delle proprie infrastrutture militari agli Stati Uniti.
Allarme internazionale: Cina e Russia avvertono
Anche la Cina alza la voce. L’ambasciatore all’Onu Fu Cong invita il Consiglio di Sicurezza a evitare “avventurismi militari”, chiedendo agli Usa di non gettare “benzina sul fuoco”. Un monito in linea con quello già espresso dal Cremlino, mentre cresce la preoccupazione globale per una possibile escalation.
La macchina militare in movimento
Nella regione operano ora il gruppo d’attacco della portaerei Lincoln, con tre cacciatorpediniere e jet F-35C, oltre ad altre sei navi da guerra. Secondo la BBC e i dati di Flightradar24, sono stati individuati caccia F-15, aerei spia, droni e numerosi velivoli cargo e di rifornimento diretti in Medio Oriente. Segnali che indicano il rafforzamento delle difese aeree Usa e dei loro alleati del Golfo.
Le opzioni sul tavolo di Trump
Restano diverse le strategie possibili per la Casa Bianca: colpire siti militari, centri di potere dei pasdaran, le milizie interne o tentare una decapitazione della leadership iraniana, opzione considerata la più rischiosa e imprevedibile. Intanto anche il Regno Unito ha inviato caccia Typhoon nella regione “per rafforzare la sicurezza”.








