Energia, geopolitica e sanzioni: il circolo vizioso tra Russia, Europa, e Usa

Petrolio russo, gli Stati Uniti aprono una finestra di 30 giorni: Washington autorizza temporaneamente l’acquisto di greggio già in mare per stabilizzare i mercati energetici scossi dalla crisi in Medio Oriente. Bruxelles, Berlino e Parigi reagiscono: qualsiasi deroga rischia di rafforzare economicamente Mosca

Energia, geopolitica e sanzioni: il circolo vizioso tra Russia, Ue, e Usa

Gli Stati Uniti hanno autorizzato temporaneamente, per 30 giorni, l’acquisto di petrolio russo già caricato sulle navi prima del 12 marzo, introducendo una deroga limitata alle sanzioni energetiche contro la Russia.

La licenza, valida fino all’11 aprile, è stata annunciata dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha definito la misura necessaria per stabilizzare i mercati petroliferi globali, messi sotto pressione dalla crisi geopolitica in Medio Oriente.

Secondo stime russe, il provvedimento potrebbe consentire la vendita di circa 100 milioni di barili di greggio, una quantità vicina a un giorno di produzione mondiale.

Il nodo energetico: guerra e tensioni nello Stretto di Hormuz

La decisione americana arriva in un momento di forte turbolenza per i mercati dell’energia. Le tensioni militari legate al conflitto con Iran e le difficoltà nel traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz – uno dei corridoi energetici più importanti del mondo – hanno fatto impennare i prezzi del petrolio e del gas.

Secondo l’International Energy Agency, il mercato energetico globale si trova in una fase di forte volatilità, con rischi concreti di interruzioni nelle forniture provenienti dal Golfo Persico.

L’obiettivo della Casa Bianca appare duplice: da un lato, ha favorito l’aumento del prezzo del greggio (non ha caso nella giornata del 13 marzo fra le varie dichiarazioni del presidente statunitense c’è anche quella in cui annuncia che “stiamo incassando un sacco di soldi”); dall’altro lato, Trump teme effetti macroeconomici indiretti (inflazione) sull’economia Usa.

L’Europa si oppone: “Le sanzioni restano”

La decisione di Washington ha però sollevato forti critiche da parte dei partner europei. La Commissione Europea ha ribadito che le sanzioni sul petrolio russo e il sistema di price cap restano pienamente in vigore nell’Unione Europea.

La portavoce dell’esecutivo europeo Paula Pinho ha sottolineato che qualsiasi allentamento delle restrizioni rischia di aumentare le entrate energetiche di Mosca, contribuendo indirettamente al finanziamento della guerra in Ucraina.

Le reazioni dei leader europei

Diversi leader europei hanno espresso apertamente la loro contrarietà alla decisione di Washington. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito l’allentamento delle sanzioni “una scelta sbagliata”, chiedendo chiarimenti a Washington sulla reale necessità di una misura simile.

Dall’Eliseo, il presidente francese Emmanuel Macron, insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha avvertito che anche una deroga limitata potrebbe generare fino a 10 miliardi di dollari di entrate aggiuntive per la Russia.

Il governo del Regno Unito ha invece sottolineato il rischio di una crescente convergenza strategica tra Russia e Iran, rendendo ancora più delicata qualsiasi apertura sulle sanzioni energetiche.

Le divisioni in Europa

Non tutti i Paesi europei, però, condividono la linea più dura. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha invitato l’Unione Europea a seguire l’esempio americano e valutare una riapertura del mercato al greggio russo per ridurre i prezzi dell’energia.

In Italia, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha invece ribadito che Roma resta allineata alla posizione europea, pur annunciando la disponibilità a immettere sul mercato quasi 10 milioni di barili dalle riserve strategiche nazionali per contribuire a stabilizzare i prezzi.

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