
Lo Stretto di Hormuz rischia di diventare il punto più delicato dell’equilibrio energetico mondiale. Secondo diverse ricostruzioni internazionali, l’Iran starebbe già applicando una sorta di “pedaggio mascherato” alle navi che attraversano il corridoio marittimo strategico tra Golfo Persico e Oceano Indiano.
Non un dazio ufficiale, ma tariffe presentate come “servizi di sicurezza”, autorizzazioni di navigazione, assistenza al transito e controlli marittimi. Un sistema che, secondo fonti del settore shipping, coinvolgerebbe già decine di petroliere e cargo internazionali.
Hormuz vale il petrolio del mondo
Dallo Stretto di Hormuz transita ogni giorno circa un quinto del greggio mondiale e una quota enorme del gas naturale liquefatto diretto verso Asia ed Europa. Per questo ogni tensione nell’area ha effetti immediati sui mercati energetici globali.
Con una tariffa stimata tra 50 centesimi e 1 dollaro a barile, Teheran potrebbe arrivare a incassare fino a 7 miliardi di dollari l’anno in caso di pieno ritorno ai flussi commerciali normali.
Un’enorme leva economica e geopolitica nel pieno delle trattative con Washington sul nucleare iraniano e sulle sanzioni occidentali.
L’Oman rompe il fronte del Golfo
A preoccupare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Qatar è soprattutto la posizione dell’Oman. Muscat non ha firmato la protesta formale contro l’espansione del controllo iraniano sullo Stretto, alimentando i sospetti di un’intesa strategica con Teheran.
L’Oman controlla infatti l’altra metà geografica di Hormuz e potrebbe diventare il partner chiave di un sistema condiviso di gestione dei transiti marittimi.
Una mossa che rischia di spaccare il fronte degli Stati del Golfo proprio mentre gli USA cercano di limitare l’influenza iraniana nella regione.
Gli USA: “Nessun pedaggio iraniano”
Donald Trump avrebbe lanciato un ultimatum chiaro durante i colloqui indiretti con Teheran: nessun pagamento imposto alle navi internazionali.
Washington teme che l’Iran possa trasformare Hormuz in uno strumento permanente di pressione economica globale, aumentando il proprio peso politico grazie al controllo energetico.
Nel frattempo, però, molte compagnie marittime continuano a transitare pagando i nuovi “servizi”, pur senza riconoscere ufficialmente alcuna sovranità iraniana sul passaggio.
Navi bloccate e mercati nervosi
Secondo fonti del comparto logistico internazionale, nelle ultime settimane oltre 1.500 navi avrebbero subito rallentamenti, controlli o deviazioni operative nell’area.
L’effetto sui mercati è immediato: petrolio volatile, assicurazioni marittime in aumento e timori per nuove impennate dei prezzi energetici in Europa e Asia.
Hormuz torna così a essere il vero barometro della stabilità mondiale: se il passaggio si blocca, il rischio shock energetico globale diventa concreto.









