
Turchia, Arabia Saudita e Pakistan rafforzano la cooperazione militare con un accordo di difesa firmato a Gedda dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal premier pakistano Shehbaz Sharif.
L’intesa prevede che «qualsiasi aggressione armata contro uno dei tre Stati sarà considerata un attacco contro tutti», secondo quanto comunicato dal ministero degli Esteri pakistano. Una formula che richiama il principio della difesa collettiva alla base dell’articolo 5 della Nato.
Un messaggio geopolitico tra Golfo e Asia
Il nuovo patto arriva in una fase di forte instabilità regionale, segnata dalle tensioni tra Iran e Israele, dalla guerra a Gaza, dalla competizione tra grandi potenze e dalla crescente incertezza sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza del Medio Oriente.
Per Riyadh l’accordo rappresenta un ulteriore tentativo di diversificare le proprie partnership strategiche, affiancando alla storica relazione con Washington nuovi rapporti con potenze regionali come Turchia e Pakistan.
Ankara, invece, consolida il proprio ruolo di attore militare e diplomatico tra Europa, Medio Oriente e Asia centrale, mentre Islamabad rafforza la propria posizione come potenza nucleare e partner di sicurezza nel mondo islamico.
La reazione dell’Iran: “Un accordo di carta”
Teheran ha reagito duramente all’annuncio. Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, ha definito l’intesa un «accordo di carta», sostenendo che non garantirà maggiore sicurezza all’Arabia Saudita.
Secondo l’Iran, Riyadh dovrebbe modificare la propria strategia regionale e non affidarsi a nuovi accordi militari per la propria protezione.
Un possibile cambiamento degli equilibri nel Golfo
Il patto tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan potrebbe segnare un nuovo capitolo nella costruzione di architetture di sicurezza alternative nella regione.
Pur non essendo un’alleanza paragonabile formalmente alla Nato, il principio della risposta comune a un’aggressione introduce un elemento nuovo in un’area dove finora la sicurezza è stata garantita soprattutto dalla presenza americana.
La domanda ora è quale sarà la risposta degli altri attori regionali: dall’Iran a Israele, fino agli stessi Stati Uniti, chiamati a ridefinire il proprio ruolo in un Medio Oriente sempre più multipolare.






.jpeg?box=317x238c)

