Banca Mondiale, si è dimesso a sorpresa il presidente Kim

Dimissioni esecutive dal primo febbraio. Il suo mandato sarebbe scaduto nel 2022. Sebbene Trump non creda nel multilateralismo, gli Usa cercheranno ora di ripristinare il vecchio modello: Banca Mondiale a uno statunitense, Fmi a un europeo

Jim Yong Kim, si è dimesso il presidente della Banca Mondiale
Jim Yong Kim, presidente uscente della Banca Mondiale

Si è dimesso il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim. Lascerà l’ambita poltrona dal primo febbraio. Nominato dall’amministrazione Obama nel 2012 su raccomandazione del Segretario di Stato, Hillary Clinton, era stato confermato nel 2016 da Obama a capo dell'istituzione per un secondo mandato di cinque anni. A guidare l’organizzazione, formata da più di 100 paesi, come presidente ad interim sarà ora una donna: Kristalina Georgieva.

Kim ha spiegato che subito dopo il suo addio passerà al settore privato. Senza dare dettagli ha precisato che entrerà in un Gruppo e si concentrerà sugli investimenti per le infrastrutture nei paesi in via di sviluppo. Ha, poi, aggiunto che ritornerà nel board di partners in Health, un'organizzazione da lui cofondata più di 30 anni fa.

Ma non saranno in molti a rimpiangerlo a Washington, dove l’istituzione ha sede. Kim lascia improvvisamente anche perché non godeva di un solido sostegno all’interno della World Bank. Gli statunitensi non hanno mai accettato fino in fondo la rottura dello schema consolidato da anni: Banca Mondiale a un americano, Fmi a un europeo. Sebbene Kim abbia anche il passaporto Usa, la sua origine coreana ha sempre prevalso.

Durante il suo periodo al timone della Banca, Kim ha cercato di rinnovare lo schema classico seguito dall’organizzazione: alcuni paesi ricchi che finanziano lo sviluppo di quelli poveri. Ha cercato nuove fonti di finanziamento, incoraggiando investitori privati ​​come fondi sovrani, società di private equity e compagnie assicurative a contribuire con miliardi di dollari a progetti in paesi come Indonesia, Zambia e India. Una scelta, quella del cofinanziamento, che però non è stata condivisa da tutti: alcuni osservatori vedono un conflitto di interessi rispetto a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi prioritari della Banca. Ovvero, aiutare, non asservire, i paesi in difficoltà e sconfiggere la povertà nel mondo.

Kim è comunque riuscito a coinvolgere la Banca in aree del mondo difficili, che hanno pero’ avuto la colpa di essere politicamente avverse all'amministrazione Trump. Che non deve aver pensato bene di Kim anche quando a dicembre la World Bank ha annunciato che avrebbe investito 200 miliardi di dollari per contrastare il cambiamento climatico nei prossimi 5 anni.

Un motivo in più avranno riflettuto alla Casa Bianca per provare a ripristinare il vecchio caro modello: Banca Mondiale a un americano. In un’organizzazione che si basa sul multilateralismo. Cosa a cui Trump non crede affatto.

Fonte
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