L’export italiano verso 500 miliardi. Ma c’è l’incognita dazi

Secondo il rapporto Sace Simest, le esportazioni sono viste in crescita del 3,4% quest'anno, per poi rafforzarsi ancora. Ma la guerra commerciale può cambiare tutto

L’export italiano verso 500 miliardi. Ma c’è l’incognita dazi

Aggrappata all'export. Ma con un problema in più: i dazi. La fotografia sull’economia italiana è scattata nel rapporto di Sace Simest. La dinamica dell'economia nel nostro paese è legata alla domanda estera più che a quella interna e la capacità di esportare Made in Italy resta elevata, nonostante tutto.

Ma - ammonisce lo stesso documento - gli effetti di un'escalation protezionistica portata avanti dagli Usa potrebbero rivelarsi significativi sia per le economie più direttamente coinvolte, sia a livello globale, in considerazione degli impatti sulla fiducia degli operatori e sulle catene del valore.

Secondo una stima contenuta nel rapporto, "qualora Washington decidesse, nel corso del 2019, di imporre un dazio del 25% su tutti i prodotti provenienti da Pechino e sulle importazioni di autoveicoli dal mondo (esclusi soltanto Messico e Canada, con i quali è stata raggiunta un'intesa per la modernizzazione del Nafta - ora denominato Usmca), le ripercussioni negative si estenderebbero a macchia d'olio sull'intero sistema del commercio internazionale. Se poi si considerasse anche l'effetto sull'economia cinese e sui mercati emergenti, anche in quelle regioni le esportazioni italiane andrebbero in sofferenza. 

Ma non è tutto. Non è da sottovalutare l'eventuale ulteriore rallentamento della Germania, primo paese destinatario delle nostre merci. Una frenata più marcata del previsto influenzerebbe in maniera negativa l'export dell'Italia.

Per il momento, tuttavia, il nostro export è pronto a chiudere il 2019 con una crescita del 3,4% (dopo il +3,1% registrato lo scorso anno) ed è proiettato a toccare il valore di 500 miliardi di beni venduti fuori dai confini nel 2020. Il presidente di Sace Beniamino Quintieri fornisce una spiegazione: "Le nostre imprese esportatrici stanno raccogliendo i frutti di un lavoro di riposizionamento verso un'offerta di sempre più alta qualità, fattore che ci contraddistingue sui mercati esteri e che è strategico in questa congiuntura perché ci mette, almeno in parte, al riparo dalle conseguenze dirette di dinamiche quali la guerra commerciale".

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