Sui dazi la Cina replica ancora agli Usa: “Attenti, vi fate male anche voi”

Pechino risponde all'ultima ondata di rincari tariffari annunciata da Trump: “Unica soluzione il dialogo altrimenti a rimetterci sarebbe il popolo americano”. E c'è anche del sarcasmo sul caso del Fentanyl

Sui dazi la Cina replica ancora agli Usa: “Attenti, vi fate male anche voi”

Ennesima sfida di Trump ed ennesima risposta di Xi Jinping. Sembra quasi un passo di danza, un minuetto, che va avanti da un anno. Trump minaccia dazi sui prodotti cinesi, Pechino promette rappresaglia, parte un negoziato, c'è una tregua o addirittura la sigla di un accordo, tutto sembra risolto, e invece Trump riaccende le polveri con un altro annuncio di guerra commerciale.

Quello del 1° agosto è stato per certi versi clamoroso, non tanto nei contenuti, “dazi del 10% su 300 miliardi di merci cinesi, tra cui smartphone pc e abbigliamento”, ma per i tempi. Trump lo ha fatto a sole 48 ore dall'ultimo round negoziale, il 12°, terminato il 31 luglio e definito, “costruttivo” dallo stesso inquilino della Casa Bianca. Pechino. A far cambiare idea al presidente Usa è stato, come ha scritto egli stesso in un tweet, il mancato acquisto da parte cinese di prodotti agricoli Usa e l'omesso blocco sull'export di Fentanyl, un oppiode prescritto come analgesico che ha causato centinaia di vittime americane. 

La risposta cinese è stata in linea con le precedenti, pubblicata a stretto giro sul Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del PCC. “La decisione tariffaria degli USA è una grave violazione della tregua siglata a fine giugno al G20 di Osaka, a fine giugno, tra Xi Jinping e Trump” - si legge - “Non è vero che non abbiamo comprato beni agricoli americani. Recentemente abbiamo comprato 130 mila tonnellate di semi di soia e 40 mila tonnellate di carne bovina”. E per quanto riguarda il Fentanyl, il Quotidiano del Popolo aggiunge: “Noi abbiamo bloccato le esportazioni di farmaci legalmente fabbricati ma in America arrivano farmaci di contrabbando o contraffatti”. E c'è anche un affondo sarcastico: “La tossicodipendenza di migliaia di americani non è colpa della Cina. Gli Usa si interroghino sul perché di questo fenomeno”. La conclusione richiama i rischi che corrono gli stessi Stati Uniti: “Questa escalation è contro gli interessi del popolo cinese e del popolo americano e provocherà un calo dell'economia mondiale. 303 rappresentati d'impresa americani su 314 ha fatto sapere che i dazi alla Cina sono negativi per l'economia Usa”. Infine, la mano di Pechino è tesa per il dialogo, ma pronta a indossare il guanto di ferro. “La Cina vuole cooperazione e dialogo. L'unica soluzione è sedersi e parlare. Ma non abbiamo paura di un confronto estremo”.

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