Iraq: “Le truppe straniere fuori dal Paese”. Hezbollah: “È guerra”

In Iran marea umana per i funerali di Soleimani. E Baghdad denuncia all’Onu gli attacchi Usa

Iraq: “Le truppe straniere fuori dal Paese”. Hezbollah: “È guerra”

Una marea umana ha invaso le strade di Ahvaz per il primo corteo funebre in memoria del generale Qassem Soleimani, ucciso venerdì in un raid Usa in Iraq, nel primo di tre giorni di lutto proclamati in Iran.

Intanto Washington minaccia: “Se l’Iran ci colpisce gli Usa risponderanno molto duramente. E gli Stati Uniti hanno già individuato 52 siti iraniani che potranno essere attaccati rapidamente”. Poi, Donald Trump spiega che il numero 52 corrisponde “agli ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa” nell’ambasciata Usa a Teheran.

Anche Baghdad si muove. L’Iraq ha annunciato di aver presentato una denuncia alle Nazioni Unite contro “gli attacchi Usa”. Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi ha quindi chiesto al parlamento di adottare misure urgenti e porre fine alla presenza di truppe straniere nel Paese prima possibile. Il Parlamento ha replicato esortando il governo a “porre fine alla presenza di truppe straniere” in Iraq.

E le proteste si estendono a macchia d’olio nel Medio Oriente. La rabbia di Hezbollah per la morte di Qassem Soleimaini si esprime nelle migliaia di persone che si sono radunate a Beirut per la veglia in suo onore organizzata dalle milizie sciite filoiraniane libanesi. “Gli Stati Uniti hanno iniziato una nuova guerra di tipo diverso nella regione. L’Iraq si liberi dall’occupazione Usa”, ha detto Hassan Nasrallah, il leader del movimento più vecchio, più fedele e più efficiente fra quelli creati da Soleimaini in tutta la regione.

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