Dopo Germania e Svizzera anche l’Austria trasferisce in Italia i “dublinanti”

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo riattiva il meccanismo dei trasferimenti verso il Paese di primo ingresso. Vienna ha disposto i primi quattro trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia per persone entrate dopo il 12 giugno. E per Roma si apre un nuovo fronte europeo.

Anche l’Austria trasferisce in Italia i “dublinanti”

Dopo Germania e Svizzera, anche l’Austria torna a trasferire in Italia alcuni richiedenti asilo considerati di competenza italiana secondo le nuove regole europee.

I primi quattro trasferimenti riguarderebbero persone entrate nell’Unione europea attraverso l’Italia dopo il 12 giugno 2026, data di piena applicazione del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo.

La novità segna un passaggio importante: dopo quasi quattro anni di forti limitazioni ai trasferimenti verso l’Italia, il sistema europeo della responsabilità per le domande d’asilo torna progressivamente a funzionare.

Cosa significa “dublinanti”?

Il termine indica, in modo giornalistico, i richiedenti asilo che hanno presentato domanda in un Paese europeo diverso da quello ritenuto responsabile della loro richiesta.

Il vecchio Regolamento di Dublino stabiliva infatti i criteri per individuare lo Stato membro responsabile dell’esame della domanda, con particolare importanza attribuita al Paese di primo ingresso. Come detto, dal 12 giugno 2026 il sistema è stato sostituito dal nuovo Asylum and Migration Management Regulation (AMMR), inserito nel Patto europeo. Il principio della responsabilità del primo Paese di ingresso, tuttavia, rimane centrale.

Il nuovo Patto Ue cambia le regole

Il Patto europeo su migrazione e asilo introduce procedure comuni più rigorose e un sistema permanente di solidarietà tra gli Stati membri.

Tra gli obiettivi c'è anche quello di limitare i movimenti secondari, cioè lo spostamento dei richiedenti asilo da uno Stato membro all’altro, e rendere più chiara la responsabilità dei singoli Paesi.

Per l’Italia la questione è particolarmente delicata: il Paese è uno dei quattro Stati membri formalmente considerati sotto pressione migratoria insieme a Grecia, Spagna e Cipro, e dovrebbe quindi beneficiare del nuovo meccanismo europeo di solidarietà.

Roma: “Prima del 12 giugno, conto azzerato”

Il governo italiano sostiene però una posizione precisa.

Secondo fonti del Viminale, gli eventuali casi precedenti al 12 giugno 2026 devono essere considerati superati sulla base degli accordi raggiunti con alcuni partner europei. Per le persone arrivate successivamente, Roma sostiene inoltre la necessità di considerare il meccanismo di compensazione, alla luce della pressione migratoria sostenuta dall’Italia.

È proprio questa diversa interpretazione della data spartiacque del 12 giugno a creare una parte delle tensioni con gli altri governi.

Germania e Svizzera hanno già riaperto il dossier

La Germania ha annunciato la volontà di riprendere i trasferimenti verso Italia e Grecia, sostenendo che il corretto funzionamento del sistema di Dublino sia una condizione essenziale per il nuovo sistema europeo di asilo.

La Svizzera — che non fa parte dell’Ue ma aderisce al sistema di Dublino — ha invece annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dalla fine di agosto, dopo una sospensione durata quasi quattro anni. Anche in questo caso si partirà gradualmente e con casi limitati.

Ora arriva anche l’Austria.

Per l’Italia si apre un nuovo fronte europeo

La questione va oltre i singoli trasferimenti.

Per anni il sistema di Dublino ha scaricato sui Paesi di frontiera — soprattutto Italia, Grecia e Spagna — una quota significativa della responsabilità derivante dagli arrivi attraverso le frontiere esterne dell’Ue.

I dati Eurostat mostrano quanto il meccanismo sia stato difficile da applicare: nel 2023 gli Stati membri hanno effettuato 186.910 richieste di trasferimento, ma i trasferimenti realmente realizzati sono stati appena 16.869.

La nuova normativa punta proprio a ridurre questo divario.

Il paradosso italiano

L’Italia si trova così davanti a una situazione complessa.

Da una parte Roma chiede da anni una maggiore solidarietà europea nella gestione degli arrivi via Mediterraneo. Dall’altra, con il nuovo sistema, gli altri Paesi possono pretendere che l’Italia assuma concretamente la responsabilità per una parte dei richiedenti asilo entrati attraverso il suo territorio.

È il nodo irrisolto della politica migratoria europea: solidarietà nella distribuzione delle responsabilità, ma anche responsabilità per chi entra attraverso le frontiere esterne.

La partita è appena iniziata

I quattro trasferimenti dall’Austria sono numericamente marginali. Ma il loro significato politico è molto più grande.

Germania, Svizzera e ora Austria stanno infatti testando la capacità del nuovo sistema europeo di far funzionare realmente i trasferimenti verso i Paesi considerati responsabili.

Per l’Italia potrebbe essere l’inizio di una nuova fase: non soltanto il Paese di primo approdo dei migranti nel Mediterraneo, ma anche — nuovamente — uno dei principali Paesi destinatari dei trasferimenti provenienti dal resto d’Europa.

Il vero banco di prova del nuovo Patto Ue sarà quindi semplice da misurare: se la solidarietà europea funzionerà davvero, dovrà funzionare in entrambe le direzioni.

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