"Trade war" Washington-Pechino, atto secondo

"Trade war" Washington-Pechino, atto secondo

Da oggi, giovedì 23 agosto, sono in vigore dazi del 25%, imposti dagli Usa, sulle importazioni cinesi per 16 miliardi di dollari. La Cina ha risposto con le stesse misure con l’obiettivo di colpire una serie di prodotti "made in Usa": dal greggio al carbone, dall’acciaio alle apprarecchiature mediche.

Fino a quando le misure punitive resteranno su questi livelli, Stati Uniti e Cina saranno in grado di assorbire il contraccolpo. Ma cosa succederà se le tensioni commerciali dovessero aumentare ulteriormente? Oltre le apparenze, Pechino si sente abbastanza forte da imbarcarsi in una vera guerra con il suo principale partner commerciale?

Già a giugno - in occasione del primo round di dazi - non tutti a Pechino erano convinti che la Cina abbia fatto la mossa giusta reagendo immediatamente alle tariffe volute da Trump, che hanno riguardato 34 mld di merci cinesi. Il timore, sempre più dilagante, è che gli Stati Uniti possano vincere la "trade war" semplicemente perché l'economia di Washington è più avanzata di quella di Pechino.

I cinesi sembrano prepararsi al peggio. In molti, nonostante le rigide normative, stanno cercando di convertire in dollari, euro o oro le loro attività in yuan. Il governo è subito intervenuto tirando la leva di emergenza e ha vietato alle banche di consentire prelievi in valuta estera superiori a 5 mila dollari a meno che non siano adeguatamente giustificati.

La guerra commerciale sta diventando un conflitto psicologico, i cui effetti superano, per il momento, quelli sull'economia reale: ma è proprio questo elemento a preoccupare maggiormente Pechino, che si trova ad affrontare una nuova situazione.

Prima della guerra commerciale, c'era la tendenza della Cina a sovrastimare se stessa: ora, però, i cinesi sembrano tornati con i piedi per terra. Hanno scoperto che sul piano della "qualità" sono ancora molto indietro e, oltre agli Usa, devono fronteggiare la crescente opposizione dei paesi europei, che cominciano a preoccuparsi dello sfrenato shopping delle imprese della seconda economia al mondo nell'Ue.

La Cina si è riscoperta troppo ambiziosa. D'altronde proprio a questo punta dichiaratamente la strategia "Made in China 2025" adottata da Xi Jinping. Ma tutte le statistiche indicano che al più tardi nel centenario della Repubblica popolare - ottobre 2049 - la Cina avrà superato gli Stati Uniti e dominerà anche le tecnologie chiave dell'economia globale.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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