Commercio: Usa, Canada e Messico firmano il nuovo ‘Nafta’

Dopo un anno di trattative, i tre paesi siglano il nuovo accordo: Usmca. Un successo per Trump che ha preteso di riscrivere il Nafta, che aveva favorito le delocalizzazioni delle aziende Usa in Messico attirate dalle condizioni di lavoro più favorevoli. L’ok anche dai democratici

Commercio: Usa, Canada e Messico firmano il nuovo ‘Nafta’

L’accordo sul testo definitivo dell’Usmca, il nuovo trattato commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico, è stato raggiunto. L’ultimo via libera è arrivato dalla Camera a maggioranza democratica, che ha accettato di approvare l’intesa in cambio di alcune modifiche al testo per incoraggiare la produzione automobilistica negli Usa e migliorare le retribuzioni dei lavoratori.

Nonostante le criticità evidenziate da Washington, il primo Nafta in questi anni ha fatto crescere l'integrazione economica tra i tre paesi. Il nuovo accordo commerciale, come detto, si chiama United States, Mexico, Canada Trade Agreement, o Usmca e rimpiazzerà, appunto, il North American Free Trade Agreement, il patto del 1994 che ha portato gli scambi commerciali tra i tre paesi a 1.200 miliardi di dollari l’anno.

Si tratta del primo grande successo per Donald Trump nella sua battaglia unilaterale a favore del protezionismo. Su Twitter il presidente ha cinguettato: “L’accordo Usmca va bene. Sarà la migliore e più importante intesa commerciale mai stipulata dagli Usa. Buona per tutti - agricoltori, industria manifatturiera, settore energetico, sindacati. La cosa più importante è che abbiamo eliminato il peggior trattato per il nostro paese, il Nafta!”.

Il nuovo accordo commerciale contiene delle norme pensate per riportare le aziende manifatturiere negli Stati Uniti. Per esempio, prevede che il 40-45% delle auto siano prodotte in stabilimenti che pagano gli operai almeno 16 dollari l’ora, cosa che avviene negli Usa, in Canada ma non in Messico. Per questo motivo lo scorso aprile il paese centroamericano ha approvato una riforma del lavoro che prevede, seppur gradualmente, un aumento delle retribuzioni per gli operai messicani e anche il rispetto degli standard occidentali sulle condizioni di lavoro.

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