
Secondo il rapporto, il nuovo conflitto in Medio Oriente ha peggiorato significativamente lo scenario economico internazionale. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno colpito i flussi commerciali e spinto al rialzo i prezzi dell'energia, riaccendendo le pressioni inflazionistiche e costringendo BCE e Federal Reserve a sospendere il percorso di allentamento monetario.
L’UPB (Ufficio parlamentare di bilancio, l’istituzione fiscale indipendente dell’Italia) stima che la crisi mediorientale possa sottrarre tra 0,3 e 0,4 punti percentuali alla crescita italiana tra il 2026 e il 2027, mentre l'inflazione potrebbe aumentare di oltre un punto percentuale.
Italia: crescita più debole ma il PNRR resta il motore principale
Le previsioni del Governo sono state riviste al ribasso a causa del deterioramento del contesto internazionale. Tuttavia, il PNRR continua a rappresentare uno dei principali sostegni alla crescita italiana.
Le simulazioni dell'UPB indicano che il Piano potrebbe contribuire fino a 1,8 punti percentuali di PIL nel 2026. Senza l'impulso degli investimenti finanziati dal PNRR, la crescita italiana sarebbe significativamente inferiore.
In particolare, le sovvenzioni europee generano un effetto positivo stimato attorno a 0,8 punti di PIL nel 2026, confermando il ruolo centrale del programma nella tenuta dell'economia nazionale.
Deficit in calo, ma il debito resta il vero osservato speciale
Sul fronte dei conti pubblici emergono segnali incoraggianti. Nel 2025 il deficit è sceso al 3,1% del PIL, in miglioramento rispetto al 3,4% dell'anno precedente, mentre l'avanzo primario è salito allo 0,8% del PIL.
Tuttavia, il debito pubblico continua a rappresentare una delle principali vulnerabilità. Il rapporto debito/PIL è previsto al 138,6% nel 2026, con una graduale discesa negli anni successivi, ma fortemente condizionata dalla realizzazione del piano di privatizzazioni e dal mantenimento della crescita economica.
L'UPB sottolinea che la probabilità di una riduzione effettiva del debito resta limitata nel breve periodo e dipende da variabili ancora molto incerte.
Meno spazio per nuove spese pubbliche
Uno dei messaggi più rilevanti del rapporto riguarda i margini di manovra della politica fiscale. Le nuove regole europee e l'esigenza di mantenere il debito su un percorso discendente limitano fortemente la possibilità di interventi espansivi.
Per questo motivo l'UPB invita a costruire riserve di bilancio capaci di fronteggiare eventuali nuovi shock energetici o geopolitici, mentre crescono le esigenze di spesa per difesa, transizione energetica, cambiamento climatico, invecchiamento della popolazione e sviluppo dell'intelligenza artificiale.
PNRR: non solo investimenti, ma anche modernizzazione della Pubblica Amministrazione
Un intero capitolo del rapporto è dedicato all'impatto del PNRR sui Comuni e sulla capacità amministrativa del Paese. Ad oggi risultano oltre 88 mila progetti comunali finanziati, per oltre 25 miliardi di euro di risorse PNRR.
L'analisi evidenzia procedure più rapide, maggiore digitalizzazione, più aggregazione tra enti locali e un miglioramento dell'efficienza negli appalti pubblici. Tuttavia, resta aperta la sfida più importante: trasformare questi progressi in un rafforzamento strutturale e permanente della macchina amministrativa italiana.
Il vero nodo: crescita e credibilità
Il rapporto UPB arriva a una conclusione chiara: l'Italia sta migliorando i propri conti pubblici, ma il percorso resta fragile. Crescita economica, gestione del debito, successo del PNRR e stabilità geopolitica saranno le variabili decisive dei prossimi anni. In un contesto di tassi ancora elevati e margini fiscali ridotti, la credibilità delle politiche economiche diventa un fattore cruciale per contenere il costo del debito e sostenere gli investimenti.


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