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La prossima manovra economica dovrebbe aumentare la crescita del Pil reale di appena 0,2 punti percentuali nel 2027 in Italia. È quanto emerge dalle previsioni del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp): lo scenario tendenziale, basato sulle norme già in vigore, stima una crescita dello 0,6%; quello programmatico, che include le politiche previste dal governo, sale allo 0,8%.
La differenza tra le due stime rappresenta l’effetto aggiuntivo atteso dalle nuove misure, non il tasso complessivo di crescita dell’economia.
Un contributo modesto nel confronto storico
Secondo l’analisi riportata nel testo, dal 2014 la crescita programmatica ha superato quella tendenziale in media di 0,33 punti percentuali all’anno. Il divario più ampio si è registrato nei documenti del 2020, con riferimento al 2021: +0,9 punti, anche per le misure straordinarie adottate durante la fase successiva alla pandemia. Per il 2025, invece, le stime formulate nel 2025 non indicavano alcun contributo aggiuntivo: lo scarto era pari a zero.
La questione è la crescita strutturale
Il dato riporta al centro una questione economica decisiva per l’Italia: quanto le manovre riescano a sostenere la crescita nel medio periodo. L’effetto stimato sul Pil, tuttavia, non misura da solo l’intera efficacia di una legge di bilancio: le misure possono incidere anche su occupazione, redditi, investimenti e distribuzione delle risorse, con effetti che non sempre si riflettono immediatamente nella crescita aggregata.
La sfida è trasformare gli interventi annuali in un impulso duraturo alla produttività, agli investimenti e alla capacità competitiva del sistema economico.






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