Roma sblocca il Mercosur: via libera politico senza nuovi miliardi

Il governo Meloni dice sì all’accordo Ue-Sudamerica: più flessibilità per la PAC, ma nessun vero aumento dei fondi per gli agricoltori

Roma sblocca il Mercosur: via libera politico senza nuovi miliardi

Dopo mesi di resistenze, l’Italia ha deciso di togliere il veto all’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha dato il proprio consenso alla definitiva entrata in vigore dell’intesa che coinvolge Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia, mettendo fine a una lunga fase di stallo negoziale durata oltre un anno.

Lo stop di Roma e Parigi e il rinvio della firma

Fino a poche settimane fa, Italia e Francia erano state le principali oppositrici dell’accordo, arrivando a bloccarne la firma anche durante il Consiglio europeo del 18 dicembre. In quell’occasione, Roma e Parigi costrinsero la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a rinviare la firma prevista per il 20 dicembre in Brasile, a Foz do Iguaçu.

Le paure degli agricoltori europei

Alla base dello scontro c’erano le forti preoccupazioni del mondo agricolo, soprattutto italiano e francese. Gli agricoltori temono una concorrenza ritenuta sleale: nei Paesi sudamericani, infatti, i vincoli ambientali e sanitari sono meno stringenti rispetto a quelli imposti ai produttori europei. Per questo Meloni ed Emmanuel Macron avevano chiesto clausole di salvaguardia aggiuntive, giudicando insufficienti quelle già previste dalla Commissione.

Una trattativa più ampia: il vero nodo era la PAC

Con il passare delle settimane è però emerso che la partita non riguardava solo il Mercosur. Italia e Francia hanno usato il loro peso politico per ottenere concessioni più ampie, in particolare sulla futura Politica agricola comune (PAC). Secondo una lettera inviata da von der Leyen ai leader europei, Bruxelles si è detta pronta a garantire maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli nel periodo 2028-2035.

Nessun aumento dei fondi, ma soldi spendibili prima

Il punto chiave: non ci sarà alcun aumento netto delle risorse per l’agricoltura. La proposta della Commissione prevede però che tutti i 293,7 miliardi destinati alla PAC possano essere spesi fin dal primo anno del nuovo bilancio settennale, senza attendere la revisione di metà mandato del 2032. Questo significa 45 miliardi di euro immediatamente spendibili in più a livello europeo, ma solo come anticipo temporale, non come nuovi stanziamenti.

La rivendicazione politica di Meloni e Macron

Poco dopo l’annuncio, Meloni e Macron hanno rivendicato il risultato come una vittoria politica, parlando di maggiori risorse per gli agricoltori. In realtà si tratta soprattutto di una diversa scansione temporale della spesa, che consente ai governi di presentare il risultato come un rafforzamento della PAC.

Meno vincoli per le aree rurali

Un’altra concessione riguarda i fondi per lo sviluppo rurale. Le nuove regole renderanno meno stringenti i criteri per l’utilizzo delle risorse, che potranno essere destinate più direttamente agli agricoltori senza l’obbligo di progetti complessi su occupazione, connettività o sostenibilità. Per l’Italia si parla di circa 5 miliardi in sette anni, non aggiuntivi, ma più facilmente gestibili dal ministero dell’Agricoltura.

Emergenze e calamità: procedure più snelle

Analoga flessibilità è prevista per i fondi destinati a crisi e calamità naturali, con sovvenzioni più dirette e meno vincoli burocratici. Anche in questo caso, per l’Italia, l’impatto è stimato in altri 5 miliardi circa, sempre senza nuovi stanziamenti.

Dieci miliardi “virtuali”: il gioco contabile di Bruxelles

Sommando anticipo della spesa e maggiore flessibilità, le risorse PAC effettivamente utilizzabili dall’Italia nel periodo 2028-2035 saranno simili a quelle del ciclo precedente, forse con un miliardo in più. È questa la base su cui il ministro Francesco Lollobrigida parla di “10 miliardi in più”: non nuovi fondi, ma fondi più rapidi e più semplici da spendere.

Il via libera finale e la firma in Paraguay

L’accordo non è ancora formalmente definitivo: dovrà essere approvato dal Consiglio europeo e dal Parlamento Ue. Tuttavia il percorso appare segnato. Il 9 gennaio l’intesa dovrebbe essere definita al COREPER, mentre il 12 gennaio Ursula von der Leyen firmerà l’accordo in Paraguay, chiudendo un negoziato iniziato nel 2000.

Mercosur, l’arma Ue contro i dazi di Trump

Per Bruxelles, il Mercosur è anche una risposta strategica ai dazi commerciali voluti da Donald Trump, che stanno penalizzando le esportazioni europee. L’accordo apre alle imprese Ue un mercato da oltre 700 milioni di consumatori, offrendo nuove opportunità a fronte delle tensioni commerciali globali.

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