
Sabato 17 gennaio, in Paraguay, l’Unione Europea ha firmato l’accordo di libero scambio con i quattro Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Un’intesa presentata come una svolta strategica per l’export europeo, ma che per molti agricoltori rappresenta invece un campanello d’allarme.
A lanciare l’avvertimento è Hannes Lorenzen, esperto agricolo tedesco, in un intervento pubblicato su Le Monde: secondo Lorenzen, l’accordo rischia di rendere gli agricoltori europei sempre più dipendenti dai flussi internazionali di capitali e dalle materie prime agricole, aumentando l’instabilità economica del settore.
Bruxelles in fiamme: la rabbia dei giovani agricoltori
Nei giorni scorsi Bruxelles è stata teatro di proteste violente. A scendere in piazza sono stati soprattutto i giovani agricoltori, che hanno riversato macchinari agricoli e tonnellate di patate davanti alle sedi istituzionali. Lo slogan è chiaro: “Stop Mercosur, il libero scambio distrugge il nostro futuro”. Dietro la rabbia c’è una paura concreta: redditi incerti, investimenti a rischio, pressione politica crescente. In un contesto segnato da mercati agricoli sempre più imprevedibili e dall’impatto del cambiamento climatico, molti temono che l’accordo acceleri una crisi già in atto.
Il ritorno di vecchi errori
Secondo Lorenzen, il Mercosur riapre ferite mai rimarginate. L’esperto richiama l’accordo di Blair House del 1992 tra Stati Uniti ed Europa, che aprì la strada al predominio delle multinazionali dell’agroalimentare sui mercati globali. Quel modello ha favorito solo le grandi aziende agricole, lasciando la maggioranza degli agricoltori esposta alla volatilità dei prezzi e alla speculazione finanziaria. Il rischio, oggi, è che il Mercosur amplifichi questa fragilità, rendendo strutturale la dipendenza dell’agricoltura europea dalle dinamiche globali.
Pac, tra missione originaria e realtà attuale
La Politica Agricola Comune (Pac) era nata con un obiettivo chiaro: garantire cibo sufficiente e a prezzi accessibili ai cittadini europei e assicurare un reddito equo agli agricoltori. La realtà, però, è cambiata profondamente. L’Europa produce ancora cibo in abbondanza, ma una quota crescente è importata dall’estero. La Francia, per decenni esportatore netto di prodotti agroalimentari, dal 2025 non lo sarà più, esclusi vini e liquori.
Il nodo dei sussidi
Solo le aziende agricole di grandi dimensioni riescono oggi a competere con i colossi degli Stati Uniti e dell’America Latina. La maggioranza delle imprese agricole europee sopravvive grazie ai sussidi comunitari, che in molti casi rappresentano oltre il 70% del reddito. Secondo i critici, l’accordo Mercosur rischia di accentuare questa dipendenza, esponendo soprattutto i giovani agricoltori a un futuro fatto di margini sempre più sottili, concorrenza globale e incertezza strutturale.
Un accordo strategico o una scommessa sociale?
Il Mercosur non è solo un trattato commerciale: è una scelta politica che ridefinisce il modello agricolo europeo. La domanda che sale dalle piazze e dagli esperti è netta: l’Europa può permettersi di sacrificare la stabilità del proprio mondo agricolo in nome del libero scambio globale?











