Pil, continua la corsa dell’India

Pil mondiale al +3,3% nel 2026 secondo il Fondo monetario internazionale. Eurozona sopra le attese, Italia fanalino di coda allo 0,7%. L’intelligenza artificiale può accelerare l’economia o innescare un nuovo shock

Pil, continua la corsa dell’India
New Delhi

L’economia mondiale continua a crescere, ma lo fa camminando su un crinale sempre più instabile. Tra l’imprevedibilità di Donald Trump, il ritorno del protezionismo e le incognite legate all’intelligenza artificiale, il quadro resta fragile. A fotografarlo è il World Economic Outlook aggiornato a gennaio dal Fondo monetario internazionale, che stima per il 2026 una crescita globale del +3,3%, in linea con il 2025, prima di un lieve rallentamento al +3,2% nel 2027.

Inflazione in calo, ma i rischi restano geopolitici

Secondo l’Fmi, la disinflazione prosegue: l’inflazione globale dovrebbe scendere al 3,8% nel 2026 e al 3,4% nel 2027, avvicinandosi al 2% nelle economie avanzate. Un risultato incoraggiante, che però non mette al riparo da nuovi shock. I modelli del Fondo, chiusi a fine dicembre, non incorporavano ancora le ultime minacce tariffarie statunitensi.

Dazi Usa, allerta guerra commerciale

L’avvertimento è chiaro. Un’escalation di dazi “occhio per occhio” tra Stati Uniti ed Europa rappresenterebbe un “rischio significativo” per la crescita globale. A dirlo è il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, che invita a una soluzione negoziata per evitare una guerra commerciale che “non avrebbe vincitori”. Finora l’economia globale ha dimostrato una sorprendente capacità di assorbire gli shock, ma – sottolinea l’Fmi – ciò non significa che i dazi siano indolori: semplicemente, altri fattori ne hanno attenuato l’impatto.

Il paracadute tecnologico dell’intelligenza artificiale

Tra questi fattori spicca il boom tecnologico. L’intelligenza artificiale ha sostenuto investimenti, mercati e fiducia, soprattutto negli Stati Uniti, contribuendo a una crescita americana stimata al 2,4% nel 2026, in rialzo rispetto alle previsioni di ottobre. Ma l’IA è anche la grande incognita del ciclo economico: se manterrà le promesse di produttività, potrebbe aggiungere fino a 0,3 punti di Pil globale già nel 2026.

Il rischio bolla e il fantasma della dot-com

Lo scenario opposto è altrettanto possibile. Se l’IA si rivelasse una bolla, l’impatto sarebbe rapido: investimenti in frenata, mercati in correzione, erosione della ricchezza delle famiglie. In questo caso, il Pil globale potrebbe perdere fino a 0,4 punti già nel breve periodo. Un déjà-vu che, avverte il Fondo, richiama la fine degli anni Novanta e lo scoppio della bolla dot-com, con effetti anche sulla politica monetaria: il boom tecnologico potrebbe spingere verso l’alto i tassi reali “neutrali”, rallentando i futuri tagli.

Eurozona meglio del previsto, ma resta fragile

In Europa emergono segnali contrastanti. L’Eurozona è vista in crescita dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, leggermente sopra le stime precedenti, grazie al graduale recupero di Germania e Francia. Berlino, dopo aver evitato la recessione nel 2025, dovrebbe crescere dell’1,1% nel 2026, accelerando all’1,5% nel 2027, anche per effetto della spesa pubblica. Parigi mantiene una crescita intorno all’1-1,2%, nonostante le incertezze politiche.

Italia indietro, Spagna in testa

L’Italia resta il punto debole del quadro europeo: il Pil è atteso a +0,7% nel 2026, leggermente sotto le stime precedenti, e allo 0,7% anche nel 2027, pur con una revisione al rialzo. Decisamente migliore la performance della Spagna, che cresce del 2,3% nel 2026 e dell’1,9% nel 2027, mentre il Regno Unito viaggia sull’1,3%, per poi salire all’1,5%.

Asia a due velocità

Tra le grandi economie asiatiche, la Cina rallenta, scendendo sotto il 5% già nel 2026, mentre l’India continua a correre sopra il 6%. Il Giappone torna invece sotto l’1%, confermando una crescita strutturalmente debole.

Il monito del Fondo

La fotografia del Fondo monetario internazionale è chiara: la crescita globale regge, ma è esposta a rischi crescenti. Dazi, geopolitica e intelligenza artificiale possono trasformarsi rapidamente da motori a freni dell’economia. La resilienza mostrata finora non è una garanzia per il futuro.

Fonte
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