
Per il Dragone è arrivato il momento di battere cassa. Dopo anni di finanziamenti generosi, la Cina ha cambiato passo nei rapporti economici con l’Africa: meno nuovi prestiti, più rimborsi sul debito accumulato. Tra il 2010 e il 2014 Pechino aveva erogato circa 30 miliardi di dollari ai governi africani; tra il 2020 e il 2024, invece, ha incassato 22 miliardi di dollari in rimborsi. Un’inversione di rotta che segna un passaggio chiave nella strategia cinese sul continente.
La “grande inversione” fotografata dai report internazionali
A certificare il cambio di paradigma è un rapporto di One Campaign, realizzato con la Fondazione Rockefeller, che parla apertamente di “grande inversione”. Dopo oltre 180 miliardi di dollari di prestiti concessi in poco più di due decenni, la Cina ha iniziato a ridurre drasticamente l’esposizione finanziaria diretta verso l’Africa. Secondo i dati dell’Università di Boston, i nuovi prestiti sono quasi dimezzati: dai 3,9 miliardi di dollari del 2023 ai 2,1 miliardi del 2024, il livello più basso degli ultimi anni.
Debito, yuan e nuove trattative
Il rallentamento dei finanziamenti non significa disimpegno. Al contrario, Pechino sta rinegoziando il debito esistente, puntando sempre più spesso alla conversione in yuan e a formule di ristrutturazione che rafforzano il ruolo internazionale della valuta cinese. Una strategia che consente di ridurre i rischi, mantenere influenza politica e consolidare la presenza economica senza esporsi come in passato.
L’Africa resta centrale nella Nuova Via della Seta
Nonostante il calo dei prestiti, l’Africa continua a essere la prima destinazione dei fondi legati alla Belt and Road Initiative. Nel 2025, gli impegni finanziari cinesi nel continente hanno raggiunto 61,2 miliardi di dollari, con un balzo del +283%, soprattutto su infrastrutture strategiche, energia e logistica. Un segnale chiaro: la Cina non arretra, ma seleziona con maggiore attenzione dove e come investire.
La guerra commerciale Usa-Cina gioca a favore di Pechino
Sul piano geopolitico, la nuova fase coincide con le tensioni commerciali globali. La guerra dei dazi avviata dall’amministrazione Trump ha offerto a Xi Jinping un assist decisivo: azzerati i dazi su 53 dei 55 Paesi africani, rafforzando l’export cinese e i legami economici con il continente. Una mossa che consolida l’Africa come snodo chiave nella competizione tra Cina e Stati Uniti.
Meno credito, più controllo: la Cina cambia pelle
Il messaggio è chiaro: la stagione del credito facile è finita. La Cina punta ora su rientro dei capitali, selettività degli investimenti e maggiore controllo politico-finanziario, senza rinunciare al ruolo di primo piano in Africa. Per i Paesi africani si apre una fase più complessa, tra necessità di rimborsi, rinegoziazioni e nuovi equilibri nelle relazioni con Pechino.





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