Auto, svolta globale: i cinesi pronti a entrare nelle fabbriche europee di Stellantis

Dalla crisi di sovraccapacità all’ipotesi di alleanze industriali: nel mirino anche lo stabilimento di Cassino. Apertura dell’Italia, frenata della Francia

I cinesi pronti a entrare nelle fabbriche europee di Stellantis

Le aziende cinesi non delocalizzano più solo in Asia o Africa: ora guardano all’Europa. E anche all’Italia.

Secondo indiscrezioni internazionali, Stellantis starebbe valutando la cessione o la condivisione di alcuni impianti produttivi europei, tra cui quello di Cassino, con il gruppo cinese Dongfeng Motor Corporation.

Cassino al centro del risiko industriale

Lo stabilimento laziale è tra i siti coinvolti insieme ad altri impianti in Francia e Spagna. L’obiettivo è chiaro: ridurre la sovraccapacità produttiva che pesa sull’industria automobilistica europea, stimata in almeno quattro stabilimenti “di troppo”.

In alternativa alla vendita, si valuta la condivisione degli impianti con partner cinesi per aumentare i volumi produttivi e abbattere i costi.

Una partnership strategica Europa-Cina

Sul tavolo non c’è solo Cassino, ma un possibile rilancio della collaborazione tra Stellantis e Dongfeng Motor Corporation, già storicamente partner in Asia.

L’idea è costruire una filiera integrata: produzione congiunta in Europa e Cina, scambio tecnologico — soprattutto su elettrico e batterie — e accesso reciproco ai mercati.

Un modello che riflette una tendenza globale: nel 2025 le case automobilistiche cinesi hanno aumentato significativamente gli investimenti diretti in Europa, puntando su produzione locale per aggirare dazi e barriere commerciali.

Italia aperta, Francia diffidente

Il tema è altamente politico. In Francia, dove si trova uno degli impianti coinvolti, cresce la diffidenza verso l’ingresso di capitali cinesi nell’industria strategica, anche in vista delle prossime elezioni.

In Italia, invece, il ministro Adolfo Urso ha espresso apertura verso investitori esteri, purché disposti a rilanciare la produzione e l’occupazione.

Una posizione che potrebbe rendere il nostro Paese più attrattivo rispetto ad altri partner europei.

L’ombra della crisi occupazionale

Intanto, il fronte lavoro resta caldo. Il sindacato Fiom-Cgil segnala oltre 1.000 uscite volontarie già avviate negli stabilimenti italiani del gruppo, tra cui Melfi, Pomigliano e Mirafiori.

Solo a Melfi sono previste altre 425 uscite, nonostante l’avvio di nuovi modelli produttivi.

Un segnale che, secondo i sindacati, evidenzia una transizione industriale ancora incerta e non governata.

Auto elettrica, competizione globale e nuovi equilibri

Dietro queste mosse c’è una trasformazione più ampia: la corsa all’auto elettrica e la crescente competitività dei costruttori cinesi, oggi leader nelle batterie e nelle tecnologie EV.

Per l’Europa, il rischio è perdere terreno industriale; per le aziende, la necessità è trovare nuovi equilibri tra costi, innovazione e mercato.

E così, nel pieno della transizione energetica e industriale, si materializza uno scenario impensabile fino a pochi anni fa: fabbriche europee che potrebbero parlare sempre più… cinese.

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