Le banche centrali non bastano più. Serve la politica fiscale

"Fragile e incerta", così l’Ocse definisce la crescita globale. E taglia ancora le stime. Forte rallentamento in Germania e Italia quasi ferma anche nel 2020. Nuovo appello a usare le politiche fiscali

Una prospettiva economica globale che si è via via fatta "fragile e incerta". E un Pil quindi in frenata: ora è previsto al 2,9% per quest'anno e al 3% il prossimo. Si tratta, rispettivamente, dello 0,3 e 0,4 punti in meno di quanto stimato in primavera. Sono i punti principali del rapporto Ocse sull'economia globale.

Anche l'Italia non sfugge alla revisione: resta ferma la stima di stagnazione (crescita a zero) per quest'anno, ma per il prossimo si passa da +0,6% al +0,4%, peggior risultato tra le economie avanzate escludendo l'Argentina.

In Cina il Pil dovrebbe frenare in modo graduale, ma ci sono rischi crescenti di uno stop più brusco. Anche l'esito di Brexit continua a essere un'incognita. Sicuramente a soffrire saranno i paesi più votati all'export, quindi Germania e Italia.

Alle banche centrali, poco dopo le mosse di Fed e Bce, l'Ocse raccomanda politiche monetarie "altamente accomodanti" nelle economie avanzate, ma chiede anche un maggior supporto alle politiche fiscali e alle riforme strutturali. "I tassi eccezionalmente bassi offrono un'opportunità di investimento nelle infrastrutture che supporta la domanda a breve termine e offre benefici per il futuro". Il suggerimento dell'Ocse ha un destinatario non dichiarato (ufficialmente): Berlino.

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