L’economia globale messa in ginocchio da un virus

Il coronavirus si abbatte sull'economia mondiale e sulle 'catene globali del valore'. L’Ocse taglia le stime sulla crescita: “La diffusione del virus rappresenta il più grande pericolo dalla crisi finanziaria”

L’economia globale in ginocchio per un virus

Il coronavirus, deflagrato nella seconda economia mondiale e diffuso al resto del globo, ha indotto l’Ocse a tagliare di mezzo punto percentuale le stime di espansione generali per il 2020.

L’Organizzazione con sede a Parigi usa un titolo netto: “Economia mondiale a rischio”. Lo scenario descritto prevede che l’epidemia abbia toccato il suo picco in Cina nel corso del primo trimestre del 2020 e che gli sviluppi negli altri Paesi - tra i quali vengono citati i casi di Corea e Italia - siano “deboli e contenuti”.

Su queste basi, la crescita del Pil globale dovrebbe attestarsi nel 2020 al 2,4%, ovvero mezzo punto in meno rispetto al “già debole” 2,9% del 2019. Per il 2021, invece, la crescita è prevista al 3,3%. Per quel che riguarda l’Italia, la previsione è di stagnazione per il 2020 e di modesta espansione allo 0,5% confermata per il 2021.

Tornando all’economia globale, “l’impatto negativo su fiducia, mercati finanziari, turismo e i problemi generati alle supply chain (le catene globali delle forniture, ndr) – si legge nel rapporto - spiegano la revisione al ribasso delle stime in tutte le economie del G20, in particolare quelle strettamente connesse con la Cina, come Giappone, Corea e Australia”.

Per l’Ocse, il coronavirus è “il più grande pericolo” dai tempi della crisi finanziaria e rappresenta “una minaccia senza precedenti”. Tanto che l’Ocse paventa anche uno scenario alternativo.

“Uno sviluppo del virus di maggior durata e intensità, con una larga diffusione nelle regioni dell’Asia-Pacifico, dell’Europa e del Nord America, indebolirebbe ulteriormente le prospettive in maniera considerevole – spiegano gli economisti -. In questo caso, la crescita globale potrebbe precipitare all’1,5% nel 2020, alla metà di quel che prevedevamo prima dell’esplosione del virus”.

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