
Il Pil della Cina è aumentato del 4,5% su base annua tra luglio e settembre, rispetto al 4,3% del secondo trimestre. Il dato, diffuso dall’Ufficio nazionale di statistica, supera le attese degli analisti e porta la crescita dei primi nove mesi del 2026 al 4,6%, mantenendo Pechino in linea con l’obiettivo annuale del 4,5-5%.
Export, il motore dell’economia cinese
A sostenere la congiuntura sono soprattutto le vendite all’estero, con una forte domanda di prodotti industriali e tecnologici, inclusi i beni legati all’intelligenza artificiale. A settembre le esportazioni cinesi sono aumentate del 29,6% su base annua in valore, secondo i dati ufficiali. Il surplus commerciale continua così ad alimentare la crescita, ma accresce anche le tensioni con partner come l’Unione europea.
Consumi e investimenti frenano la ripresa
Dietro il dato positivo restano fragilità importanti. La domanda interna non è ancora abbastanza robusta, mentre la crisi immobiliare e la debolezza degli investimenti privati continuano a pesare sulla fiducia di famiglie e imprese. Il risultato è un’economia a due velocità: industria ed export tengono, ma la ripresa non si distribuisce in modo uniforme.
Meno stimoli immediati, ma la sfida resta aperta
La crescita superiore alle attese riduce nell’immediato la pressione su Pechino per varare nuovi interventi di sostegno. Non elimina, però, la necessità di rafforzare i consumi e riequilibrare un modello ancora fortemente dipendente dai mercati esteri. Per la seconda economia mondiale, la vera sfida è trasformare la forza dell’export in una crescita più solida e sostenibile anche sul mercato interno.







