Francia, l’economia perde quota: crescita allo 0,4% nel 2026

L’INSEE dimezza le stime di crescita: consumi deboli, investimenti in frenata, inflazione in risalita e disoccupazione verso l’8,6%. Parigi rischia di diventare il fanalino di coda tra le principali economie dell’eurozona.

L’economia perde quota: crescita allo 0,4% nel 2026

La “resilienza” dell’economia francese sembra essersi esaurita. L’INSEE ha tagliato dal 0,7% allo 0,4% la previsione di crescita del PIL francese per il 2026, dopo lo 0,9% registrato nel 2025. Nel primo trimestre il PIL è sceso dello 0,2%, mentre nel secondo è rimasto fermo. Per la seconda metà dell’anno l’istituto statistico prevede appena +0,1% nel terzo trimestre e +0,2% nel quarto.

Il confronto con l’Europa pesa

Il dato francese appare particolarmente debole nel confronto europeo. Le precedenti stime INSEE indicavano per il 2026 una crescita dell’1% per la Germania, del 2,6% per la Spagna e dello 0,9% per l’Italia. La Francia sarebbe quindi nettamente distanziata dalle altre grandi economie dell’eurozona.

Anche il quadro complessivo dell’area euro è meno negativo: la BCE ha appena portato allo 0,9% la previsione di crescita dell’eurozona nel 2026, pur avvertendo dei rischi legati all’energia e all’inflazione.

Consumi e investimenti sotto pressione

Il problema francese è soprattutto interno. Il potere d’acquisto delle famiglie dovrebbe diminuire dello 0,4% nel 2026, mentre gli investimenti delle imprese sono previsti in calo dello 0,3%.

I consumi potrebbero comunque crescere dello 0,3%, ma principalmente grazie all'utilizzo dei risparmi. Un segnale di debolezza della domanda più che di vera ripresa.

Torna anche l’inflazione

A complicare il quadro c'è il ritorno della pressione sui prezzi. L’inflazione francese, salita al 2,4% ad agosto, potrebbe raggiungere il 3,1% a fine anno, secondo l’INSEE, mentre la media annuale è stimata al 2,3%.

L’impennata dei prezzi energetici legata alla crisi in Medio Oriente rischia inoltre di prolungare la fase inflazionistica e di mantenere elevati i costi di finanziamento.

Anche il mercato del lavoro peggiora

La frenata dell'economia comincia a riflettersi sull'occupazione. L’INSEE prevede la perdita di circa 52.000 posti di lavoro privati nel 2026 e un aumento del tasso di disoccupazione dall’8,3% del secondo trimestre all’8,6% entro fine anno.

Il vero problema: i conti pubblici

Alla debolezza della crescita si aggiunge il peso del debito. Il governo francese ha appena ridotto allo 0,5% la propria previsione di crescita per il 2026 e ha ammesso che non riuscirà a centrare l’obiettivo di deficit del 5% del PIL.

Nel frattempo, il costo del servizio del debito dovrebbe salire a circa 65 miliardi di euro, 4,5 miliardi in più rispetto a quanto previsto e più della spesa pubblica per istruzione o difesa. Il debito francese ha raggiunto circa 3.500 miliardi di euro, pari al 117,6% del PIL nel primo trimestre.

Spread e mercati: cresce la pressione su Parigi

La fragilità dei conti pubblici si riflette anche sui mercati. Il differenziale tra i rendimenti dei titoli francesi e quelli tedeschi decennali ha superato i 90 punti base, ai massimi dal 2012. Il rendimento del titolo francese a 30 anni è inoltre salito ai livelli più elevati dal 2003.

La Francia si trova così davanti a una combinazione particolarmente delicata: crescita quasi ferma, inflazione in aumento, disoccupazione crescente, debito elevato e margini di bilancio sempre più stretti.

Una crisi economica anche politica

Il rallentamento arriva inoltre in un momento di forte instabilità politica, con il governo impegnato nella difficile approvazione del bilancio e le elezioni presidenziali del 2027 all’orizzonte.

Per la seconda maggiore economia dell’eurozona, la sfida non è quindi soltanto tornare a crescere. È riuscire a farlo mentre deve contemporaneamente ridurre il deficit, contenere il debito e proteggere il potere d’acquisto delle famiglie.

La Francia resta un’economia con importanti punti di forza – dall’aerospazio alla difesa, dall’energia ai nuovi investimenti nei data center – ma il 2026 segna un evidente cambio di passo: da motore europeo della crescita a uno dei principali punti deboli dell’eurozona.

Fonte
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