
Il terremoto giudiziario che ha coinvolto Marine Le Pen si conclude, almeno per ora, con un esito destinato ad avere un forte impatto sulla corsa all'Eliseo.
La Corte d'Appello di Parigi ha confermato la responsabilità penale della leader del Rassemblement National nel caso relativo agli assistenti parlamentari europei, ma ha alleggerito in modo significativo le conseguenze politiche della condanna.
Le Pen è stata condannata a tre anni di reclusione, di cui due con sospensione della pena e uno da scontare con braccialetto elettronico, oltre a una multa di 100 mila euro. La novità più rilevante riguarda però l'ineleggibilità: la Corte ha stabilito che il periodo residuo è già stato sostanzialmente assorbito dal tempo trascorso dall'esecuzione della sentenza di primo grado, rendendola nuovamente eleggibile.
Le Pen: "Mi candiderò nel 2027"
Poche ore dopo la sentenza, la leader della destra francese ha sciolto ogni riserva.
Intervenendo in diretta televisiva su TF1, Le Pen ha annunciato ufficialmente la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 2027.
La leader del RN ha inoltre dichiarato che, ricorrendo alla Corte di Cassazione, gli effetti della sentenza verranno sospesi durante il procedimento, sostenendo quindi di poter condurre la campagna elettorale senza dover indossare il braccialetto elettronico.
Le Pen continua inoltre a proclamarsi innocente e sostiene che la decisione della Corte abbia restituito ai cittadini francesi "la libertà di scegliere il proprio candidato".
Perché la Corte ha ridotto l'ineleggibilità
Uno degli aspetti più significativi della sentenza riguarda le motivazioni dei giudici.
La Corte d'Appello ha spiegato di aver valutato il principio della libertà di scelta degli elettori, ritenendo necessario bilanciare la sanzione con il diritto democratico dei cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti.
Secondo i magistrati, al momento dei fatti contestati la pena dell'ineleggibilità non era automatica e spettava quindi al giudice valutarne la proporzionalità.
Una motivazione destinata probabilmente a far discutere anche sul piano giuridico.
Il caso degli assistenti parlamentari europei
L'inchiesta riguarda il presunto utilizzo improprio di fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari.
Secondo l'accusa, tra il 2004 e il 2016 alcuni collaboratori finanziati con risorse europee avrebbero svolto attività prevalentemente a favore del partito, l'allora Front National, anziché dell'attività parlamentare.
La Corte ha confermato la colpevolezza di Le Pen per appropriazione indebita di fondi pubblici europei e il coinvolgimento in un sistema definito strutturato.
Bardella resta il piano B
Durante tutta la fase processuale il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, aveva ribadito il proprio sostegno alla leader del partito, lasciando intendere di essere pronto a candidarsi qualora la sua esclusione fosse diventata definitiva.
Con la decisione della Corte, tuttavia, questo scenario sembra almeno per ora accantonato.
Le Pen ha confermato che la collaborazione politica con Bardella continuerà e ha definito il loro tandem "equilibrato, coerente e vincente".
La corsa all'Eliseo entra nel vivo
Le elezioni presidenziali francesi sono previste nell'aprile 2027 e, secondo i principali sondaggi pubblicati negli ultimi mesi, il Rassemblement National continua a figurare tra le principali forze politiche del Paese.
Dopo essere arrivata al ballottaggio contro Emmanuel Macron sia nel 2017 sia nel 2022, Marine Le Pen punta ora alla sua quarta candidatura presidenziale con l'obiettivo di conquistare finalmente l'Eliseo.
La vicenda giudiziaria non chiude quindi la sua carriera politica. Al contrario, rischia di trasformarsi in uno dei temi centrali della campagna elettorale francese, destinata ad assumere un forte rilievo anche per gli equilibri dell'Unione europea.









