
Marine Le Pen rilancia la sua candidatura alla presidenza francese con un ambizioso contro-budget: 140 miliardi di euro netti di risparmi entro il 2032, 30 miliardi di riduzioni fiscali e l'obiettivo di riportare il deficit pubblico sotto il 3% del PIL entro il 2030.
Pensioni e «regola d’oro»
Tra i punti più controversi c'è la volontà di riportare l'età pensionabile a 62 anni, o in alcuni casi a 60, mentre Le Pen propone anche una «regola d'oro» costituzionale da sottoporre a referendum per imporre una progressiva riduzione del debito pubblico.
Il nodo della credibilità
Il problema è il finanziamento. Il Medef, la principale organizzazione degli imprenditori francesi, considera le stime troppo ottimistiche, soprattutto sul capitolo pensioni. Ancora più severa l'analisi dell'Institut de l’Entreprise, secondo cui, dopo aver esaminato le 125 misure inizialmente presentate, i risparmi effettivamente documentabili sarebbero molto inferiori ai 140 miliardi rivendicati dal RN.
Mercati e finanze pubbliche sotto pressione
La questione arriva in un momento delicato: nel 2025 il deficit francese è stato pari al 5,1% del PIL e il debito ha raggiunto il 115,6% del PIL, secondo l'Haut Conseil des finances publiques.
Anche i mercati guardano con attenzione alla politica pensionistica: la spesa per le pensioni pesa circa il 14% del PIL, e gli investitori considerano l'età pensionabile uno dei fattori decisivi per la sostenibilità dei conti francesi.
La sfida di Le Pen è quindi doppia: convincere gli elettori che il suo programma può ridurre tasse e pensioni senza far esplodere il debito, e convincere i mercati che i numeri del contro-budget sono realmente sostenibili.









