
In Francia, sabato 17 ottobre, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’aumento del costo della vita, le difficoltà economiche delle famiglie e le condizioni della scuola pubblica. Secondo il governo, i partecipanti sono stati circa 550.000; gli organizzatori stimano fino a 800.000 persone.
Accanto ai cortei pacifici, gruppi di facinorosi hanno incendiato veicoli, saccheggiato negozi e attaccato edifici pubblici a Parigi, Marsiglia, Lione e Bordeaux. A Limoges è stato incendiato il municipio.
Il bilancio: 1.200 fermi e 150 agenti feriti
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato circa 1.200 fermi e 150 agenti di polizia e gendarmi feriti. “È un miracolo che il bilancio non sia stato più grave”, ha dichiarato incontrando le forze dell’ordine.
Il presidente Emmanuel Macron ha promesso che i responsabili delle devastazioni saranno perseguiti. Il governo punta il dito contro gruppi radicali e saccheggiatori, mentre resta aperto il dibattito sull’impiego delle armi antisommossa.
A Saint-Étienne, un giovane di 17 anni ha perso una mano in seguito all’esplosione di una granata della polizia. La dinamica è oggetto di un’indagine affidata all’IGPN, l’organo francese che indaga sull’operato delle forze dell’ordine.
Fourquet: “Si è rotto il patto tra generazioni”
Per il sociologo Jérôme Fourquet, la rabbia giovanile riflette una frattura più profonda: la percezione che le politiche pubbliche abbiano privilegiato la spesa pensionistica rispetto a settori decisivi per le nuove generazioni, come l’istruzione, ha spiegato in un’intervista alla testata Repubblica.
A questa tensione si aggiungono scuole degradate, carenza di insegnanti, incertezza sulle prospettive professionali e difficoltà economiche. Secondo Fourquet, si stanno indebolendo anche i tradizionali freni sociali che contengono la violenza, rendendo più rapida l’escalation degli scontri.
La Francia verso le presidenziali del 2027
La crisi arriva a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027, in un Paese segnato dalla polarizzazione politica e dalla crescente sfiducia nelle istituzioni. Il movimento richiama, per alcune rivendicazioni sociali, la protesta dei gilet gialli del 2018, esplosa contro il costo dei carburanti e più in generale contro il carico economico sulle famiglie.









