"Diversità" nella Silicon Valley: le aziende tech assumono principalmente bianchi e asiatici

Il rapporto “2018 State of Black America” della National Urban League evidenzia un persistente divario tecnologico: gli afroamericani sono tra gli utenti più tecnologici, ma restano sottoccupati nel settore

Silicon Valley, nelle aziende tech la "diversità" non è di casa

Nel 2014 il Reverendo Jesse Jackson incontrò i big della Silicon Valley per sensibilizzarli sul tema della "diversity" nel lavoro e sembrava che l'industria tecnologica fosse pronta ad ascoltarlo. Oggi, dopo quattro anni, il cambiamento non c’è stato: solo il 3% della forza lavoro tecnica negli Stati Uniti è nero, mentre il 57% è bianco, secondo i dati di IHS Markit.

Discriminazione in numeri

Come conferma anche l'evidenza empirica del Kapor Center For Social Impact, le pratiche di assunzione dell’industria tecnologica statunitense hanno portato a far sì che i bianchi occupino attualmente il 53% dei ruoli tecnici (i neri soltanto il 3%). In quelli di leadership, secondo un rapporto del 2016 della Commissione sulle pari opportunità, questo gap è ancora più evidente con un 83% di bianchi e il 2% di neri.

"Diversità" nel lavoro

Per promuovere l’inclusione nella loro forza lavoro, diverse aziende tecnologiche hanno scomposto i dati sull’occupazione per razza e genere nelle relazioni trimestrali degli ultimi anni: Twitter afferma che nel 2017 il 3,4% dei dipendenti era nero (rispetto al 3% del 2016) e, di questi, il 2,2% svolgeva compiti tecnici. Facebook ha dichiarato di esser passata dal 2 al 3% nel 2017.

Settore ancora poco inclusivo

Il rapporto “2018 State of Black America” della National Urban League evidenzia un persistente divario tecnologico, in cui gli afroamericani sono tra gli utenti più tecnologici ma restano sottoccupati nel settore. E i numeri, con percentuali molto basse, lo confermano anche per Google (2%) e Uber (2,6%): l’industria tech ha continuato ad assumere principalmente profili di laureati bianchi o asiatici.

Fonte

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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