La previsione di Schiff: “Gli Usa rischiano nel 2020 una crisi peggiore di quella del 2007”

Peter Schiff, amministratore delegato della società di investimento Euro Pacific Capital, era stato tra i pochi a predire la grave crisi del 2007

Schiff: “Gli Usa rischiano nel 2020 una crisi peggiore di quella del 2007”

Gli ultimi dati sulla performance dell’economia Usa indicano che una nuova recessione potrebbe essere dietro l’angolo e potrebbe essere peggiore della precedente. A sostenerlo è Peter Schiff, amministratore delegato della società di investimento Euro Pacific Capital, analista economico noto per essere stato tra i pochi ad aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti, che poi a domino portò alla recessione globale del 2008.

Il crollo di una bolla immobiliare nel mercato statunitense nel 2007 e la conseguente crisi dei mutui avevano spinto giù l’economia Usa, con circa 1 trilione di dollari perso dalle sole banche. Ma ora potrebbe andare peggio.

“Le revisioni del Pil del terzo trimestre confermano che l’economia Usa è una bolla. La crescita è guidata dall’eccesso di spesa dei consumatori e del governo, mentre l’economia reale si contrae. Tale spesa, tuttavia, è una funzione del debito, gran parte del quale non può essere rimborsato”, ha spiegato Schiff in un tweet. Per questo motivo, secondo l’analista, la prossima recessione sarà “brutale” e colpirà duramente l’economia statunitense. 

In precedenza, a novembre, Schiff aveva consigliato di investire in cosiddetti beni rifugio (oro in primis) - che rimangono stabili o persino aumentano il loro valore nei periodi di turbolenza economica. Anche perché i titoli di Stato oramai hanno perso parte della loro attrattiva visti i rendimenti così bassi.

Schiff, poi, porta all’attenzione un altro elemento. Negli ultimi due anni, la Cina e soprattutto la Russia hanno venduto una quota significativa dei propri titoli del debito pubblico Usa, sostituendoli con l’oro. Ora il paese più esposto verso il debito statunitense è il Giappone.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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