Giorgia Meloni ha affrontato il 9 aprile una lunga giornata tra Camera e Senato con un messaggio chiaro: il governo non arretra. Nel corso di un intervento di oltre un’ora, la presidente del Consiglio ha escluso dimissioni e rimpasti, confermando la volontà di arrivare a fine legislatura: “Non sarà un tempo di attesa, ma di lavoro e risultati”.
Scontro politico con le opposizioni
Non sono mancati momenti di tensione in Aula. Meloni ha attaccato le opposizioni, accusandole di incoerenza: “Ci definiscono un pericolo ma non chiedono le dimissioni. Decidete cosa volete”. E rilancia: “Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha”.
Il nodo geopolitico: Iran, Hormuz e sicurezza energetica
Gran parte dell’intervento è stata dedicata alla crisi internazionale, con particolare attenzione al Medio Oriente. La premier ha parlato di una situazione “a un passo dal punto di non ritorno”, indicando come priorità la stabilizzazione dell’area e il ripristino della sicurezza nello Stretto di Hormuz, cruciale per i flussi energetici globali. L’Italia, ha spiegato, è impegnata nella coalizione internazionale per garantire la libertà di navigazione insieme a oltre 30 Paesi.
Rapporti con gli Stati Uniti e asse euro-atlantico
Meloni ha respinto le critiche su una presunta subalternità a Washington, ribadendo la linea “testardamente occidentale” dell’Italia. Allo stesso tempo ha chiarito che Roma non ha partecipato all’offensiva contro Teheran, segnando una distanza su specifiche scelte militari.
Energia e conti pubblici: ipotesi flessibilità Ue
Il legame tra politica estera ed economia è stato centrale. Meloni ha rilanciato l’idea di una sospensione temporanea del Patto di Stabilità a livello europeo (ipotesi già bocciata per il momento da Bruxelles), sottolineando la necessità di affrontare eventuali shock energetici.
Economia: “Italia più solida del previsto”
Sul fronte interno, la premier ha rivendicato i risultati economici: avanzo primario, disoccupazione ai minimi e crescita dell’occupazione stabile. Secondo i dati citati, contestati dalle opposizioni, negli ultimi anni si registrano oltre 1,2 milioni di posti stabili in più e una riduzione del lavoro precario.
Verso l’ultimo anno di legislatura
In chiusura, Meloni ha trasformato le difficoltà politiche in un messaggio di rilancio: “Il finale è ancora da scrivere”.











