
L'inchiesta sull'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, entra in una nuova fase investigativa. La Procura di Roma ha avviato gli accertamenti tecnici sul materiale sequestrato nei giorni scorsi a Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, indagato come presunto mandante dell'attacco esplosivo avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia.
Gli investigatori stanno esaminando sette manoscritti, tre telefoni cellulari e due pen drive, ritenuti potenzialmente utili per ricostruire i rapporti tra gli indagati e chiarire l'eventuale movente dell'attentato. Al momento, non è prevista una nuova convocazione di Ranucci come persona informata sui fatti.
L'interrogatorio di Lavitola
L'interrogatorio davanti ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia si è concluso dopo circa due ore.
Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha rilasciato una lunga dichiarazione spontanea nella quale ha respinto ogni coinvolgimento nell'attentato, ribadendo la propria estraneità ai fatti.
Secondo il suo difensore, l'imprenditore avrebbe sottolineato il rapporto di "amicizia fraterna" che lo lega da anni a Sigfrido Ranucci, sostenendo che tale legame sarebbe incompatibile con l'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura.
L'avvocato ha inoltre spiegato che il proprio assistito ha preferito non sottoporsi all'interrogatorio vero e proprio in assenza della possibilità di conoscere integralmente gli atti d'indagine, dichiarandosi comunque disponibile a rispondere alle domande degli inquirenti in una fase successiva.
Le accuse formulate dalla Procura
Gli inquirenti contestano a Lavitola, allo stato delle indagini, i reati di: tentata strage; associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso; concorso nei reati contestati agli esecutori materiali dell'attentato.
Secondo l'ipotesi investigativa, l'imprenditore avrebbe incaricato un intermediario di individuare un gruppo in grado di reperire l'esplosivo e organizzare l'attacco contro il giornalista.
Le accuse sono tuttora oggetto di approfondimento investigativo e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario. La difesa continua a respingerle integralmente.
Il ruolo dell'intermediario
Nell'inchiesta è indagato anche Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, ritenuto dagli investigatori il possibile intermediario tra il presunto mandante e il gruppo che avrebbe materialmente eseguito l'attentato.
Secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato lui a mantenere i contatti con gli esecutori materiali, già destinatari di misure cautelari nei giorni scorsi. Le indagini ipotizzano che il gruppo abbia ricevuto denaro e supporto logistico per portare a termine l'azione intimidatoria.
Gli arresti e l'ordigno
Nei giorni scorsi i carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali dell'attentato.
L'esplosione avvenuta davanti all'abitazione di Ranucci provocò la distruzione di due automobili e danni al muro di cinta, senza causare feriti.
Le analisi del RIS hanno accertato che l'ordigno era costituito da gelatina da cava, un esplosivo ormai poco diffuso ma caratterizzato da un elevato potenziale distruttivo, circostanza che secondo gli investigatori lascia ipotizzare una rete illegale di approvvigionamento.
Fondamentali per le indagini sono risultate anche le immagini di videosorveglianza e l'analisi dei tabulati telefonici, che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti degli indagati e di collegarli a una Fiat 500X noleggiata in Campania utilizzata nei giorni del sopralluogo e dell'attentato.
Il movente resta ancora senza risposta
Uno degli aspetti più delicati dell'inchiesta continua a essere il movente.
La Procura sta lavorando su diverse ipotesi investigative e, allo stato attuale, non esclude alcuna pista. Anche gli approfondimenti sui dispositivi elettronici e sugli appunti sequestrati mirano a individuare elementi utili per comprendere l'origine dell'attentato e ricostruire l'intera catena decisionale.
Secondo numerose ricostruzioni giornalistiche, il quadro investigativo presenta ancora aspetti da chiarire e gli stessi inquirenti sono impegnati nella ricerca di riscontri che consentano di consolidare l'impianto accusatorio.
Una vicenda ancora tutta da chiarire
L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma prosegue quindi su più fronti: dall'analisi del materiale informatico ai rapporti tra gli indagati, fino alla ricerca del movente.
La posizione di Lavitola resta quella di persona sottoposta a indagine e, come previsto dall'ordinamento, dovrà essere valutata nel corso del procedimento nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.









