
Valter Lavitola ha ammesso davanti al giudice per le indagini preliminari di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. L’interrogatorio di garanzia è durato oltre cinque ore.
La spiegazione fornita dal suo legale, Sergio Cola, è però sorprendente: Lavitola avrebbe organizzato l’azione non per colpire Ranucci, ma per proteggerlo, con l’obiettivo di far aumentare il livello della sua scorta. Il difensore non ha invece chiarito se il giornalista fosse a conoscenza del progetto: «Non posso dire altro».
Il punto centrale dell'inchiesta
La confessione dovrà ora essere valutata dagli inquirenti, che dovranno verificarne credibilità, movente e riscontri oggettivi. La difesa di Ranucci ha definito la ricostruzione «delirante», ricordando che il giornalista è già sottoposto a scorta dal 2021.
L'ipotesi investigativa resta particolarmente insolita: secondo la Procura di Roma, l'attentato avrebbe dovuto anche contribuire ad accrescere la popolarità di Ranucci e inserirsi in un più ampio progetto relativo a una sua possibile carriera politica.
Le chat e il possibile progetto politico
Agli atti dell'inchiesta figurano conversazioni nelle quali Lavitola avrebbe elogiato le potenzialità politiche del conduttore di Report, arrivando a immaginarlo come possibile leader nazionale.
Gli investigatori stanno inoltre esaminando le chat e il materiale sequestrato a Lavitola per verificare l'ipotesi di un progetto politico e l'eventuale commissione di sondaggi sulla popolarità di Ranucci. Non risultano, allo stato delle informazioni disponibili, elementi che dimostrino un coinvolgimento del giornalista nell'attentato.
La rete degli indagati
Parallelamente proseguono gli accertamenti sugli altri soggetti coinvolti. La Procura sta lavorando anche sul ruolo di Gomes Tavares, indicato dagli investigatori come intermediario tra Lavitola e gli esecutori materiali dell'attentato e attualmente ricercato all'estero.
L'obiettivo è ricostruire l'intera catena: mandante, intermediari ed esecutori, verificando chi abbia materialmente organizzato e realizzato l'esplosione.
Il caso diventa anche politico
La vicenda ha già provocato un duro scontro politico. Il leghista Matteo Salvini ha chiesto alla Rai di valutare la sospensione della collaborazione con Ranucci, mentre esponenti del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle hanno difeso il giornalista e criticato quella che considerano una pressione politica sul servizio pubblico.
Anche il Comitato Etico Rai sta valutando gli sviluppi dell'inchiesta. La questione potrebbe ora assumere ulteriore rilevanza dopo la confessione di Lavitola.
La domanda ancora senza risposta
La svolta giudiziaria non chiude dunque il caso. Al contrario, apre nuovi interrogativi: perché organizzare un attentato per aumentare la protezione della presunta vittima? Ranucci era davvero completamente all'oscuro? E quale rapporto esisteva realmente tra Lavitola e il giornalista?
Saranno le indagini della Procura di Roma e gli eventuali riscontri alle dichiarazioni dell'imprenditore a stabilire quanto della sua versione possa essere considerato credibile.


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