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In Italia sta prendendo forma un modello insolito: Comuni che gestiscono direttamente distributori di benzina dove gli operatori privati non trovano più conveniente lavorare.
Secondo una ricognizione pubblicata da la Repubblica, sono 15 gli impianti pubblici esistenti o approvati, distribuiti in nove regioni, mentre altri otto progetti sono allo studio. L’obiettivo non è soltanto vendere carburante a prezzi più contenuti, ma impedire che interi territori perdano uno degli ultimi servizi rimasti.
Valle Castellana, il caso diventato nazionale
Il simbolo di questa nuova “benzina pubblica” è Valle Castellana, piccolo Comune montano dell’Abruzzo, nel centro Italia, con circa 800 abitanti distribuiti in decine di frazioni.
A settembre la benzina self-service viene venduta intorno a 1,94 euro al litro, mentre il gasolio è a circa 1,96 euro. Il prezzo risulta significativamente inferiore alla media provinciale.
Il dato è particolarmente significativo perché il distributore è gestito direttamente dal Comune. Gli atti amministrativi confermano che l'ente ha assunto la gestione dell'impianto dal 2022 e continua nel 2026 ad acquistare direttamente benzina e gasolio.
Da 75 mila a 500 mila euro
La scommessa sembra aver funzionato anche sul piano economico.
Secondo il sindaco Camillo D’Angelo, il distributore è passato da un fatturato di circa 75.000 euro nel 2024 a 500.000 euro nel 2025, con prospettive ancora migliori nel 2026 grazie anche all’aumento dei flussi turistici verso le montagne.
Il Comune vende il carburante con margini contenuti, puntando soprattutto sulla continuità del servizio e sull'attrazione di automobilisti anche dai territori circostanti.
Il vero obiettivo: evitare l’isolamento
Per capire la portata dell'iniziativa bisogna guardare oltre il prezzo alla pompa.
In molte aree montane italiane sono già scomparsi negozi, farmacie, sportelli bancari e servizi sanitari. Quando chiude anche l'unico distributore, un semplice rifornimento può trasformarsi in un viaggio di decine di chilometri.
Per chi vive in una grande città può sembrare un problema marginale. Per un abitante di un piccolo paese di montagna può invece significare più tempo, più costi e maggiore isolamento.
Non solo Valle Castellana
Il modello si sta diffondendo soprattutto nell'Italia centrale.
A Force e Montedinove, nelle Marche, i Comuni hanno mantenuto in funzione gli impianti locali proprio per evitare che gli abitanti fossero costretti a spostarsi nei centri vicini. A Force, secondo le informazioni riportate dalla stampa locale, il prezzo può consentire un risparmio di diversi euro su un pieno.
Esperienze analoghe sono presenti o in fase di sviluppo in Abruzzo, Marche, Molise, Toscana, Umbria, Campania, Calabria, Piemonte e Lombardia.
Una formula nata dalla crisi delle aree interne
La diffusione dei distributori comunali racconta una trasformazione più profonda dell'economia italiana.
Nelle grandi città il mercato può offrire numerosi distributori e quindi una forte concorrenza. Nei piccoli centri montani, invece, la domanda è spesso troppo bassa per garantire una redditività sufficiente.
Quando l'ultimo operatore privato chiude, il mercato non viene semplicemente sostituito da un concorrente: il servizio scompare.
Ed è in questo spazio che interviene il Comune.
Il caso italiano delle “aree interne”
L'Italia ha oltre 4.000 comuni classificati come aree interne, spesso caratterizzati da bassa densità abitativa, invecchiamento della popolazione e distanza dai principali servizi.
Per queste comunità, mantenere un distributore può avere un valore molto superiore al semplice rifornimento dell'automobile: significa garantire mobilità, accessibilità e continuità economica.
Un principio particolarmente importante in un Paese dove una parte significativa della popolazione vive lontano dai grandi centri urbani.
Ma può diventare un modello nazionale?
Difficilmente la “benzina del sindaco” può essere considerata una soluzione generalizzabile a tutto il mercato italiano.
La gestione pubblica richiede condizioni specifiche: assenza o abbandono dell'offerta privata, domanda sufficiente, sostenibilità economica e rispetto delle regole sulla concorrenza.
Il suo campo naturale sono quindi soprattutto le aree montane, rurali o scarsamente servite.
Ma proprio per questo il fenomeno è interessante: non nasce dalla volontà di sostituire il mercato, bensì dalla constatazione che in alcune zone il mercato da solo non riesce più a garantire un servizio essenziale.




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