Manovra, Bruxelles pronta a bocciare le scelte di bilancio del Governo italiano

Manovra, Bruxelles pronta a bocciare le scelte di bilancio italiane

Unione bancaria, riforma del meccanismo europeo di stabilità (Esm) e nuovo bilancio unico dell'eurozona. Ufficialmente sono stati questi i temi all'ordine del giorno dell'Eurogruppo straordinario convocato lunedì 19 novembre a Bruxelles. In realtà al centro dell’incontro il “caso Italia”.

È, infatti, questa la settimana decisiva per i rapporti tra Roma e Bruxelles, ma anche tra Roma e gli altri Paesi dell'eurozona, dimostratisi finora poco comprensivi rispetto alle scelte italiane sulla legge finanziaria.

Mercoledì 21 potrebbe già essere il giorno della verità: la Commissione pubblicherà, come previsto, il suo parere sulla manovra giallo-verde ma non si esclude che possa anche richiedere, sin da subito, l'apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per mancato rispetto della regola del debito. Toccherebbe, poi, all'Eurogruppo del 3 dicembre affrontare formalmente la questione. 

Intanto il Governo Conte prova a giocarsi le ultime carte. "Il programma del governo non cambia ma c'è la volontà di discutere", ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, al termine dell'Eurogruppo. "Penso che uno sforzo debba essere fatto per riportare la discussione sulla reale portata del tema", ovvero non solo sul deficit, ha spiegato Tria, che ha poi aggiunto: "Il deficit adottato può piacere o no, negli ultimi dieci anni solo nell'anno in corso l'Italia ha avuto un deficit minore del 2,4%, è uno dei più bassi della storia italiana, la Francia ha sempre avuto un deficit più alto. Abbiamo certamente debito più alto e abbiamo il problema di ridurlo, ma se guardiamo ai dati prospettici del passato, la dinamica della salita è più contenuta di altri Paesi".

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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