“All’università concorsi pilotati. Ricerche farlocche. Specializzandi tappabuchi”

La ‘bomba’ lanciata dal professor Emilio Campos, vicepresidente della Società oftalmologica italiana: “Professori scelti con criteri perversi, accordi tra commissari. Ricerca pagata dalle aziende e gli articoli scritti dal personale delle case farmaceutiche”

“Concorsi pilotati. Ricerche farlocche. Specializzandi tappabuchi”

Concorsi pilotati. Trasferimenti di ateneo concordati a tavolino. Assunzioni realizzate con “criteri perversi”, tanto le capacità dei docenti non contano. Specializzandi trascurati e usati come “tappabuchi”. Attività di ricerca “farlocca”: pagata dalle case farmaceutiche, è svolta dal loro personale per brevettare i prodotti, ma firmata dai docenti universitari “che così diventano esperti del glaucoma, delle maculopatie o di altro”.

È la bomba lanciata dal vicepresidente della Società oftalmologica italiana (Soi), Emilio Campos, già ordinario di Malattie dell’apparato visivo nell’ateneo di Bologna e presidente della Commissione per la selezione dei candidati all’abilitazione scientifica nazionale. In realtà, precisa Campos, “la mia analisi interpretativa delle gravissime criticità del reclutamento, della ricerca, della didattica e via dicendo, va oltre i recinti dell’Oculistica italiana e interessa anche il resto delle specializzazioni medico-chirurgiche”. 

“Come credete che, nel corso degli anni, siano stati scelti i professori di Oftalmologia? Con criteri, consentitemi di dire, perversi - attacca Campos -. Le metodologie adottate per promuovere o bocciare un candidato docente in un concorso sono lasciate agli accordi tra i commissari più che alla valutazione delle capacità dell’esaminando. Per intraprendere la carriera universitaria bisogna, innanzitutto, dimostrare di essere un ottimo e fidato portaborse. In secondo luogo, bisogna essere lievemente meno brillanti del maestro per non oscurarne i meriti e, infine, non guasta essere figli o affini di un oculista o, ancora meglio, di un professore di Oftalmologia”.

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